Doppie poltrone, la solita carica degli incompatibili

Tra gli attuali parlamentari erano in tutto 60 quelli che, alla data delle ultime elezioni politiche, ricoprivano incarichi incompatibili.

Cambio di legislatura, solito film. Tra gli attuali parlamentari erano in tutto 60 quelli che, alla data delle ultime elezioni politiche, ricoprivano incarichi incompatibili (41 candidati alla Camera e 19 al Senato). Tra il 25 settembre e il 12 ottobre, data d’insediamento del nuovo Parlamento, 18 di questi avevano già risolto la propria incompatibilità.

CAMERA, SECONDA SEDUTA DELLA XIX LEGISLATURA

Tra gli attuali parlamentari erano in tutto 60 quelli che, alla data delle ultime elezioni politiche, ricoprivano incarichi incompatibili

Nella maggior parte dei casi tuttavia si è trattato di un passaggio praticamente automatico. Come rileva infatti l’associazione Openpolis, 6 di questi facevano parte della giunta o del consiglio della regione Sicilia – incluso l’ex presidente Nello Musumeci – dove si è andati al voto lo stesso giorno delle elezioni nazionali.

Altri 9, invece, eurodeputati in carica al momento delle elezioni (3 di Forza Italia, 2 della Lega e uno ciascuno in forza al Pd, Azione-Italia Viva e Alleanza verdi e sinistra, sono automaticamente decaduti dal Parlamento europeo avendo accettato lo scranno di deputato (5) o senatoro (4).

I tre parlamentari che invece si sono dimessi spontaneamente sono Marco Lisei e Giovanni Berrino, di Fratelli d’Italia, e Ilaria Cavo di Noi moderati. Il primo ha lasciato la posizione di consigliere della regione Emilia-Romagna, gli altri quello di assessori in Liguria. All’elenco, ma in una posizione diversa, vanno aggiunti i tre sindaci di comuni con più di 20mila abitanti che, come previsto dalla legge, si sono dovuti dimettere prima ancora di candidarsi.

In questi casi infatti non si parla d’incompatibilità, ma di ineleggibilità. Si tratta di Sabrina Licheri (M5S), sindaca di Assemini, di Ilenia Malavasi e Emiliano Fossi (entrambi del Pd) sindaci di Correggio e Campi Bisenzio. Tra i 42 parlamentari che, invece, il giorno dopo l’insediamento ancora ricoprivano incarichi incompatibili, 11 non avevano ancora rinunciato a un incarico in giunta regionale, 32 in un consiglio regionale e uno al ruolo di sindaco di un comune con popolazione compresa tra i 15mila e i 20mila abitanti.

Dall’entrata in carica ad oggi tuttavia 21 parlamentari hanno risolto autonomamente la propria incompatibilità, rinunciando agli incarichi precedenti. Si tratta in particolare di 15 consiglieri regionali (5 di Fratelli d’Italia, 4 della Lega, 3 del Partito democratico e uno rispettivamente di Forza Italia, Azione-Italia-viva e Alleanza verdi e sinistra), di 3 assessori regionali (2 della Lega e 1 di Fratelli d’Italia) e di 2 vicepresidenti di regione: Mirco Carloni della Lega (Marche) ed Elly Schlein del Partito democratico (Emilia-Romagna).

Giovedì sono poi arrivate anche le dimissioni da governatore e consigliere regionale del Lazio di Nicola Zingaretti. Fratelli d’Italia è il partito che ne conta di più: 6 deputati e 2 senatori, tra i quali si contano 5 consiglieri regionali e 3 assessori delle regioni Abruzzo, Calabria e Sardegna. In realtà l’assessore della regione Calabria Fausto Orsomarso, ricopre anche la carica di consigliere.

Segue il Pd dove, oltre a 3 consiglieri regionali, risulta ancora incompatibile Valentina Ghio, sindaca di Sestri Levante. Nella Lega sono nella stessa situazione la senatrice Clotilde Minasi, assessore alle politiche sociali in Calabria, e 3 consiglieri regionali (tutti deputati). Anche in Forza Italia sono 4 le figure ancora incompatibili, tutte elette alla Camera: 4 consiglieri regionali e l’assessore all’istruzione della regione Lombardia Fabrizio Sala. Che, nel frattempo, è stato nominato anche vice presidente da Attilio Fontana dopo le dimissioni di Letizia Moratti. Nell’elenco anche un deputato dell’Alleanza sinistra-verdi che non ha ancora rassegnato le dimissioni dall’incarico di consigliere regionale.

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