Doppio Sì per Grillo e Di Maio. E’ plebiscito sul Raggi bis ma le alleanze dividono. L’80% degli iscritti M5S è per la ricandidatura della sindaca. Meno entusiasmo per i patti elettorali

di Lucrezia Conti
Politica Roma

Come era altamente prevedibile, visti anche gli illustri endorsement del padre nobile Beppe Grillo e dell’ex capo politico Luigi Di Maio, gli iscritti alla piattaforma Rousseau hanno decretato con un netto 80,1% di favorevoli, la modifica della regola del doppio mandato per i consiglieri comunali e municipali. contando come “mandato zero” la prima consiliatura svolta. Via libera, dunque, anche per Virginia Raggi, che potrà correre per la seconda volta con il simbolo M5s nella Capitale.

“Avanti a testa alta, insieme – esulta sui social la prima cittadina di Roma dopo aver ricevuto la benedizione del web – è un compito complesso, che richiede sacrificio, tempo, costanza e umiltà, ma noi crediamo in un progetto. E sappiamo che siamo scomodi a tanti, quelli che vogliono bloccare questo cambiamento e tornare al passato, all’immobilismo, a decenni di abbandono, ai favori ai soliti noti”.

Apprezzamento e pieno sostegno alla Raggi garantito anche dal capo politico del Movimento, Vito Crimi ma all’interno della giunta capitolina è addirittura il vicesindaco Luca Bergamo a esprimere riserve: “Una posizione risoluta, ma così è sbagliata. Legittimo che un sindaco aspiri al bis ma questo non vuol dire che automaticamente debba essere il candidato. La rimozione del vincolo è giusta ma andava fatta prima, non di corsa e col sospetto che sia strumentale”.

E si dice preoccupato di “fare un favore alla destra” che oggi ha di che gongolare visto che, come puntualizza il segretario dem Nicola Zingaretti, i due alleati di governo – Pd e M5S – nella Capitale correranno divisi. “Non sosterremo mai la ricandidatura di Raggi – afferma – perchè credo che siano stati cinque anni drammatici per la Capitale. Occorre dar voce alla città, unire le forze produttive, sociali, culturali, indicare una speranza nuova”. In realtà, anche fra gli elettori pentastellati, pur avendo dato parere favorevole su Rousseau anche riguardo alle alleanze delle liste del Movimento 5 Stelle con altri partiti e sigle alle elezioni amministrative, i sì sono stati il 59,9% e i no il 40,1%. Non un risultato entusiasmante, insomma.

E c’è chi, come l’europarlamentare Ignazio Corrao, ha rilevato come sarebbe stato più opportuno discutere di un argomento del genere nel corso degli Stati generali: “Giusto superare la regola del secondo mandato – ha affermato ieri mattina ad Agorà Estate – che andava bene quando avevamo pochi consiglieri comunali sparsi per l’Italia mentre ora siamo diventati una forza politica di maggioranza a livello nazionale. Sul tema delle alleanze c’è da fare un ragionamento di tempistica. Un argomento del genere – argomenta l’esponente pentastellato – così come anche la leadership del Movimento e l’organizzazione sui territori andavano discussi negli Stati generali, che sono stati rimandati a causa dell’emergenza Covid”.

In ogni caso, per Crimi, l’apertura alle alleanze certificata oggi con il voto su Rousseau non significa “consentire automaticamente ogni tipo di alleanza pre elettorale con chiunque. Ogni proposta andrà sempre vagliata e valutata attentamente ma se vogliamo cambiare la politica amministrativa delle nostre città il M5S non può precludersi aprioristicamente la possibilità di contaminare le altre forze politiche con quell’entusiasmo, quella fermezza, quella passione, che ci caratterizzano”.