Dossieraggi e veleni tra le toghe. Davigo si tira fuori dallo scandalo. Per il pm in pensione non ci sono state irregolarità. Ma in Procura non gli credono e indagano la segretaria

PIERCAMILLO DAVIGO
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Che la loggia Ungheria esista davvero è un rebus ancora difficile da districare. Ma la fuga di notizie, i dossier che sono stati inviati a diversi quotidiani e le faide interne alla Procura di Milano, sono già sufficienti per causare l’ennesimo tsunami che, come già accaduto nel caso dell’ex pm Luca Palamara, sta mettendo in ginocchio la magistratura italiana.

Fatti per i quali sono a lavoro quattro procure con quella di Roma che in queste ore sta spingendo sull’acceleratore per effettuare i propri accertamenti, tra cui l’audizione – in videoconferenza – di Piercamillo Davigo con cui, per la prima volta, viene messa nero su bianco una ricostruzione della vicenda relativa ai verbali di interrogatorio resi, tra il dicembre 2019 e il gennaio 2020, dall’avvocato Piero Amara ai pubblici ministeri di Milano (leggi l’articolo).

Sul contenuto delle dichiarazioni fornite da Davigo, oggi ex consigliere del Csm in pensione dalla magistratura, sentito in qualità di persona informata sui fatti, c’è il massimo riserbo. Del resto la posizione del fondatore della corrente Autonomia e Indipendenza è quanto meno delicata perché è proprio a lui che il pubblico ministero di Milano, Paolo Storari, ha consegnato i verbali segretati. Non solo.

Gli stessi atti riservati, estratti dal computer degli inquirenti meneghini come si evince dal formato word e dalla mancanza di firme, sono stati successivamente inviati dall’ex segretaria al Csm di Davigo, Marcella Contrafatto, a numerosi quotidiani. Proprio su questi aspetti si sono concentrate le domande del procuratore di Roma Michele Prestipino e del pubblico ministero Lia Affinito, con l’ex consigliere del Csm che ha spiegato come “non ci fu nulla di irrituale” nella vicenda e che a sua insaputa la sua ex segretaria si sarebbe impossessata di quei verbali per poi recapitarli, con una lettera anonima, a diversi giornalisti nonché a Nino Di Matteo, altro componete del Csm.

Gli stessi magistrati della Capitale hanno poi chiesto conto a Davigo anche di eventuali magistrati a cui, in quei giorni frenetici, avrebbe informato della questione. Tra questi c’è il vicepresidente del Csm David Ermini a cui, secondo quanto avrebbe raccontato l’ex consigliere durante la testimonianza, avrebbe rivelato di avere copia dei verbali e anche altre toghe di Palazzo dei Marescialli a cui, sempre in modo informale, avrebbe raccontato dell’esistenza di una possibile loggia segreta.

Che effettivamente più di qualcuno sapesse lo ha confermato ieri il consigliere laico del Csm, Fulvio Gigliotti, che ha spiegato che effettivamente Davigo gli ha raccontato “dell’esistenza di dichiarazioni che indicavano una serie di nominativi, tra cui il consigliere del Csm Sebastiano Ardita” che secondo Amara facevano parte della presunta loggia.

INTRIGHI E MISTERI. Nel frattempo a creare preoccupazioni sono soprattutto i verbali dell’ex avvocato Amara su cui, oltre la Procura di Milano, Perugia e Roma, da ieri indaga ufficialmente anche quella di Brescia in cui si ipotizza il reato di rivelazione di segreto d’ufficio. Pagine su pagine di deposizioni, in larga misura ancora prive di riscontri, che continuano a gettare ombre sulla magistratura.

Uno di questi, reso davanti ai pm Laura Pedio e Paolo Storari, l’avvocato Amara ha raccontato che “la rete relazionale di Ungheria fu utilizzata per condizionare la nomina del procuratore di Milano”. Tesi, questa, che il procuratore Francesco Greco ha già smentito assieme alle voci, circolate nelle ultime ore, di sue possibili dimissioni.