Draghi affossa le Borse europee. Solo promesse sul Quantitative Easing: l’ennesimo rinvio della Bce sull’acquisto dei titoli frena tutti i listini

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Listini al ribasso dopo le parole del presidente della Banca centrale europea,  Mario Draghi. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib cede il 2,50% a 19.478 punti con lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi che risale a quota 130 punti base con un rendimento del 2,06%. La piazza parigina cede l’1%, mentre Francoforte lascia sul terreno lo 0,52%. In flessione anche i listini di Madrid -1,32%, Londra -0,33% e Lisbona -0,60%. Chi si aspettava la svolta da Francoforte è rimasto deluso perché il consiglio direttivo della Bce ha lasciato i tassi di interesse bloccati al minimo storico dello 0,05% nell’area euro. Il presidente della Bce ha annunciato che nei prossimi mesi è prevedibile un ulteriore allentamento della politica monetaria premesso che il quadro macroeconomico offre una crescita debole e un’inflazione più bassa del previsto. Insomma ci vuole ancora tempo prima che la Banca centrale usi davvero quelle misure non convenzionali, tanto annunciate quanto rinviate sempre e comunque. Il Quantitative Easing vero e proprio (l’acquisto di titoli di Stato con denaro di nuova emissione) resta nel libro degli annunci di Mario Draghi. Il presidente della Bce ha affermato che “Il consiglio direttivo della Bce ha avuto una discussione molto ricca, anche su diverse opzioni di Quantitative Easing. Non abbiamo bisogno di unanimità per procedere. Certo è una decisione di politica monetaria importante e c’è bisogno di consenso, ma io sono fiducioso”. Basterà? Nessuna svolta quindi nella riunione dei 22 governatori delle banche centrali. E c’è di peggio nei dati che parlando di un aumento del Pil a 0,8% nel 2014 (rispetto allo 0,9% di tre mesi fa), all’1% nel 2015 (da 1,6%) e dell’1,5% nel 2016 (da 1,9%). Particolare attenzione è sulla questione dei prezzi al consumo con il baratro della deflazione sempre più vicino. Un rischio che la Bce vorrebbe scongiurare per tornare ad avvicinarsi a quella soglia di riferimento (di inflazione) al 2%.