Draghi apre ai paletti di M5S e Conte. Ma ora è Forza Italia a tentare il blitz

ROBERTO FICO
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Da una parte il Movimento cinque con Giuseppe Conte, dall’altra Mario Draghi. Il lavoro per arrivare a una mediazione sulla riforma della giustizia prosegue spedito. Ma adesso è Forza Italia che prova a far saltare la trattativa in corso, rilanciando la richiesta di allargare la discussione in commissione pure all’abuso d’ufficio. Per capire quale sarà il futuro della riforma di Marta Cartabia, dunque bisognerà aspettare due cose. Da una parte la nuova riunione dell’ufficio di presidenza della commissione giustizia della Camera, programmata per martedì mattina ma saltata a più riprese; dall’altra che si sblocchi la trattativa tra Draghi e il Movimento 5 stelle, con Conte che oggi incontrerà i parlamentari alla Camera. Nelle scorse ore è emerso che il punto d’incontro può arrivare su un concetto semplice: nessuna improcedibilità nei giudizi su reati di mafia e terrorismo. Cioè una delle principali modifiche chieste dai pentastellati al testo della riforma del processo penale licenziato dal governo. Ed è sicuramente questo uno dei passaggi chiave della mediazione in corso. Non è un caso, forse, che nel pomeriggio il premier ha ricevuto la guardasigilli Marta Cartabia a Palazzo Chigi: un incontro probabilmente dedicato a eventuali modifiche alla riforma. E in serata si dice ottimista pure Roberto Fico. “Io spero che nella commissione giustizia si possa trovare un accordo tra tutte le forze politiche per fare andare avanti il provvedimento. Credo che quando si dialoga si coopera anche su punti in cui non si è d’accordo poi un punto di caduta importante si può trovare”, ha detto il presidente della Camera arrivando alla Festa di Articolo 1 a Bologna. Che l’accordo sia vicino, d’altronde, è quanto raccontano non solo insistenti voci di palazzo, ma anche alcuni retroscena. Secondo l’agenzia Adnkronos, i vertici del Movimento sarebbero in queste ore in attesa del testo dell’intesa, “perché la richiesta è stata accolta ma prima di dire che l’accordo è stato raggiunto è necessario vedere la modifica”. Insomma, salvo colpi di scena, le mediazioni delle ultime ore hanno portato a un primo risultato: nell’elenco dei reati per cui la “ghigliottina” non vale, oltre a quelli puniti con l’ergastolo, entrerebbero le fattispecie di criminalità organizzata di stampo mafioso e terroristico: reati che secondo l’attuale testo della riforma diventerebbero improcedibili dopo tre anni – e non due come tutti gli altri – in Appello e dopo 18 mesi – e non 12 – in Cassazione. In questi casi, dunque, la prescrizione resterebbe quindi bloccata dopo la sentenza di primo grado (in base alla riforma Bonafede).

L’IMPASSE
Se da un lato, dunque, la trattatitva ha portato a un primo risultato importante, dall’altra il blitz degli Azzurri rischia di complicare il “gioco”. La conseguenza è che ad ora restano bloccati i lavori in commissione Giustizia alla Camera, dove in parallelo Forza Italia sta tentando il blitz per allargare il perimetro del ddl all’abuso d’ufficio. Venerdì il presidente Mario Perantoni ha dichiarato inammissibili gli emendamenti dei berlusconiani per estraneità di materia. Il ddl infatti riguarda la procedura penale, mentre gli emendamenti di Fi riguardano il codice sostanziale. Fi e tutto il centrodestra avevano quindi chiesto che l’ufficio di presidenza votasse un allargamento del perimetro del ddl così da ricomprendere l’abuso di ufficio. Ora dunque toccherà al presidente di Montecitorio deliberare. Intanto però il tempo corre e si lavora per riuscire ad arrivare a un accordo in breve. L’ufficio di presidenza della commissione Giustizia della Camera ha fissato a 400 (da 1600 che erano) il numero complessivo dei subemendamenti segnalati, con una quota per ciascun gruppo.