Draghi scarica il bazooka di Conte. Bloccati 200 miliardi di prestiti. Fermi i finanziamenti alle imprese garantiti da Sace. Il Mef non ha ancora emanato i decreti attuativi

Conte Draghi
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Una potenza di fuoco a disposizione, messa nel cassetto dai Migliori. Ben 200 miliardi di euro di garanzia per le imprese, previsti dal decreto Liquidità del Conte bis (leggi l’articolo), sono infatti fermi per la mancanza del decreto attuativo. In tempi di nuovi (mini)ristori, che il governo Draghi ha pure rinviato, il ministero dell’Economia e delle finanze non ha completato il provvedimento che, da solo, sarebbe uno scudo anti-crisi. E a via XX Settembre, al cui comando c’è il Draghi-boy Daniele Franco, la questione viene ulteriormente rimandata, citando la necessità di un confronto con gli interlocutori interessati.

Il problema è stato messo nero su bianco alla Camera dal deputato del Movimento 5 Stelle, Giovanni Currò. “Un decreto del genere ha sicuramente bisogno di tempo per essere predisposto”, spiega a La Notizia il parlamentare del M5S. “Ma in questo caso – aggiunge – ne è passato troppo. In questa fase di nuove difficoltà economiche per molte attività, sarebbe fondamentale fare un passo in avanti per sfruttare la vera potenza di fuoco già esistente messa a punto dal governo Conte”.

SOCCORSO STATALE. Ma cosa prevede la norma? L’articolo 2 della legge si prefigge l’obiettivo di assicurare una continuità delle linee di credito, attraverso Sace. La società rilascia una garanzia agli istituti di credito, in grado di coprire fino al 70% dell’importo finanziato. La banca, quindi, si accolla solo il 30% del rischio del finanziamento erogato, mentre l’impresa può avere a disposizione la liquidità necessaria per portare avanti la sua attività.

Insomma, lo Stato si farebbe garante delle aziende, con lo scopo di affrontare le difficoltà del momento, senza gravare sugli istituti di credito. Un’operazione imponente quella pensata dal Governo Conte 2, ma che per essere esecutiva ha bisogno di un decreto del Mef, in accordo con il ministero degli Esteri e quello dello Sviluppo economico.

A distanza di ormai due anni, il testo non è stato pubblicato. Il “vuoto normativo rende – si noti bene – tale disposizione inattuabile”, si legge nell’interrogazione depositata a Montecitorio. “Ciò priva le imprese – prosegue l’atto – dell’importante possibilità di accedere a garanzie per finanziamenti a lungo termine, anche fino a 20 anni, essenziali per riequilibrare la loro situazione finanziaria appesantita dal ricorso massivo a prestiti emergenziali”.

TESORO TEMPOREGGIATORE. Dal Mef è arrivata una risposta interlocutoria, secondo cui è stato predisposto lo schema di decreto. Ora “sono in corso verifiche tecniche su alcuni aspetti che tendono a recepire istanze specifiche provenienti dal dialogo continuo con il mondo bancario e con quello delle imprese”, riferiscono da via XX Settembre. E ancora, sostiene il ministero di Franco, “si sta verificando la compatibilità con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato che impone determinate condizioni per escludere che la garanzia su finanziamenti già erogati configuri un aiuto al funzionamento delle banche e per assicurare, invece, che il vantaggio economico sia trasferito alle imprese beneficiarie del finanziamento”.

Currò smonta la tesi del Mef: “Prima dell’approvazione del decreto Liquidità, il governo Conte aveva completato le interlocuzioni in Europa per sgomberare il campo dall’ipotesi di aiuto di Stato. Non ci sono sbavature in tal senso”. E allora perché tanta lentezza? “Da parte del Mef c’è stato un certo ostracismo, con un sistema burocratico che ha temporeggiato troppo”, conclude il deputato del M5S.