Sulla sanità Draghi mette meno soldi di Conte. Ma ora Renzi e il partito del Mes non hanno nulla da ridire

draghi conte renzi mes recovery plan
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Partiamo, come al solito, dai dati del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Totale investimenti: 221,5 miliardi di euro. Di cui 191,5 miliardi Fondi Ue del Recovery e 30 miliardi dal Fondo europeo complementare nazionale. La ripartizione per settore è la seguente: Rivoluzione verde e transizione ecologica 57 miliardi (30%); digitalizzazione 42,5 miliardi (22%); istruzione e ricerca
31,9 miliardi (17%); infrastrutture 25,3 miliardi (13%); inclusione e coesione 19,1 miliardi (10%); salute 15,6 miliardi (8%).

Sulla sanità Draghi mette meno soldi di Conte

Siamo in piena pandemia, gli ospedali arrancano, le terapie intensive sono insufficienti dopo anni di scriteriati tagli alla sanità pubblica e, misteriosamente, della pioggia di miliardi, più del Piano Marshall, che si prepara ad irrorare la penisola, la Sanità è il fanalino di cosa con solo l’8% del preventivo di spesa. Ma com’è possibile? Addirittura l’inclusione e la coesione, con 19,1 miliardi (10%), la supera. Per carità, la coesione è importante, ma non certo come la Sanità. Eppure, a dispetto di questi semplici ragionamenti logici, i soldi sono stati conferiti in questo modo.

Detto ciò, e speriamo che qualcuno prima o poi ci spieghi questa anomalia di cui nessuno parla, c’è da capire un’altra cosa. Il primo piano sul Recovery Fund fu presentato da Giuseppe Conte, allora premier, e fu il motivo principale che portò alla sua caduta dopo che Matteo Renzi contestò furiosamente la ripartizione che, tra l’altro, era pure leggermente superiore a quella
di Draghi. Renzi e Iv ne fecero il cavallo di battaglia per richiedere l’utilizzo del Mes.

Ma ora Renzi e il partito del Mes non hanno nulla da ridire

La prima dotazione di Conte fu di 9 miliardi di euro e dopo le proteste renziane aumentò 19,72 miliardi, ora con Draghi è ricalata di nuovo. Ma Renzi non si è fatto più sentire su questo tema che lo dovrebbe vedere ancora principale protagonista indignato vieppiù per l’ulteriore riduzione. Invece latita dopo una ritirata strategica. Questa è l’ennesima dimostrazione che a Renzi di temi specifici siano essi la sanità o la transizione ecologica non gliene può fregare di meno.

A lui interessava – e interessa – solo perseguire i propri egoistici obiettivi politici che poi si declinano come la sua sopravvivenza, altrimenti si sarebbe dovuto far sentire, visto che la situazione sull’argomento che fece cadere il governo Conte è addirittura – se possibile – peggiorata. Eloquente un’agenzia di ieri dell’onorevole Maria Elena Boschi che elogia Draghi per il Pnrr, ma
tace pure lei sulla sa