Draghi non vuole vice ministri. E’ rissa tra partiti sui sottosegretari. Si allungano i tempi per completare il Governo. Da riequilibrare la rappresentanza di donne e Sud

PIERPAOLO SILERI
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Nonostante i giorni passino la battaglia attorno alle poltrone di sottogoverno è più aperta e accesa che mai. Il premier Mario Draghi era partito con l’idea di inserire nei ruoli chiave tecnici di sua fiducia, ma i partiti vogliono soddisfare i loro appetiti da un lato e dall’altro soprattutto riuscire con sottosegretari e viceministri a riequilibrare sia quelle situazioni di debolezza emerse per molti con la formazione del Governo che quegli scontri interni alle stesse forze politiche, come è il caso del Pd per via delle donne a cui non è stato assegnato neppure un Ministero.

Un quadro che ha spinto l’ex presidente della Bce a lasciare più spazio in questo caso alla politica e a quanto pare a limitare le figure tecniche. A rendere ancor più complessa la composizione del puzzle c’è poi il nodo delle Commissioni permanenti di Camera e Senato, dove Lega e Forza Italia ambiscono ora, essendo passate in maggioranza, ad avere delle presidenze e dove la soluzione più agevole, considerando che i più non sembrano disposti a mollare, è rappresentata dalla promozione di qualche presidente di Commissione nel sottogoverno, liberando così delle caselle.

Ma c’è sempre l’incognita rappresentata dai dissidenti 5S che sembra si stiano organizzando in gruppo e, partendo dalle espulsioni, ridimensionano la forza parlamentare pentastellata. Tale particolare fa così diminuire appunto il peso del Movimento in Parlamento e di conseguenza porta a ridimensionare il peso dei pentastellati anche nell’esecutivo. Il rischio che i 5 Stelle debbano cedere posti alle altre forze politiche è concretissimo.

LA PARTITA. La lista dei sottosegretari e dei viceministri è attesa per lunedì. Lo stesso Pd preme però per rinviare, in attesa della direzione nazionale del partito. Impazza intanto il totovice e le trattative sono particolarmente serrate. M5S sembra sia destinato a passare da 13 posti di sottogoverno a 11, 8 posti spetterebbero a Pd e Lega, 7 a Forza Italia e uno a testa a Leu, +Europa, Maie, Autonomie e centristi. Per Matteo Renzi, finito con un solo ministro, si parla infine di due caselle.

Sembra inoltre che Draghi sia orientato a non nominare viceministri e a nominare solo sottosegretari, dunque tutti parigrado. Per il Movimento 5 Stelle possibile la conferma di Giancarlo Cancelleri al Mit, Stefano Buffagni per la Transizione ecologica, Laura Castelli al Mef, Carlo Sibilia agli Interni e si vocifera anche di Barbara Floridia, di Francesca Businarolo in via Arenula e dell’attuale presidente della commissione banche Carla Ruocco, oltre che di Pierpaolo Sileri (nella foto) per un bis al Ministero della salute.

I dem puntano ovviamente sulle donne, sul bis per Anna Ascani, Marina Sereni e Cecilia D’Elia, ma cercano anche di confermare Matteo Mauri al Viminale e Antonio Misiani al Mef. Più difficile sembra la permanenza di Andrea Martella all’Editoria. Per Leu si parla invece di un bis per Maria Cecilia Guerra sempre al Mef. La Lega punta soprattutto su Nicola Molteni, Giulia Bongiorno, Stefano Candiani, Claudio Durigon e Massimiliano Romeo, ma sembra che anche Edoardo Rixi, dopo aver dovuto cedere il posto per via di una condanna durante il Governo gialloverde, stia scalpitando per tornare al Ministero delle infrastrutture e trasporti, mentre Italia Viva spera soprattutto in un posto per Ettore Rosato e Maria Elena Boschi. Tutto cercando di riequilibrare la situazione anche sul fronte del Sud dopo l’informata di ministri lombardi.

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