Draghi parte in salita. La maggioranza per adesso non c’è. Oggi il premier incaricato avvia le consultazioni. Ma la Lega è indecisa e i 5S sono per il No

MARIO DRAGHI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Mario Draghi accetta l’incarico di Sergio Mattarella e prova a cercare una maggioranza per sostenere quel governo “di alto profilo” che il capo dello Stato ha evocato per traghettare il Paese fuori dalla crisi sanitaria, sociale, economico e finanziaria che lo attanaglia. Ma la strada appare in salita e la situazione magmatica. La scelta ricaduta sull’ex presidente della Bce ha provocato un vero terremoto tra le forze politiche che si interrogano, nel corso di riunioni e vertici fiume, su come rispondere all’appello alla responsabilità arrivato dal Colle. Una chiamata che non si vuole disattendere senza tradire però la propria identità.

Prima di incontrare i presidenti di Senato e Camera e poi raggiungere Conte a Palazzo Chigi, Draghi si dice consapevole del “momento difficile” e dell’emergenza che “richiede risposte all’altezza della situazione”. E nello stesso tempo “fiducioso che dal confronto con i partiti e i gruppi parlamentari e dal dialogo con le forze sociali emerga unità e con essa la capacità di dare una risposta responsabile e positiva all’appello del presidente della Repubblica”. Ma sa che quella che lo attende è una sfida difficile.

Oggi iniziano le consultazioni alla Camera e i partiti sono già tutti riuniti e chiamati a una scelta. Nel M5S prevale al momento la tesi che il governo Draghi è un governo tecnico e quindi la posizione è sul no. Un fronte più dialogante è per aprire un confronto, per valutare il programma di Draghi prima di pronunciarsi. Beppe Grillo ai suoi ha consegnato un messaggio netto: “Leali a Conte”. Vito Crimi ipotizza il voto su Rousseau. Rivendica la forza determinante in Parlamento dei numeri: senza i 5 Stelle qualsiasi governo faticherebbe ad andare avanti.

Luigi Di Maio dice no a pregiudizi sull’ex numero uno di Francoforte ma – ammonisce – la direzione è un’altra: l’esecutivo politico. E se quello Draghi fosse alla fine un governo politico? Allora sì che per i 5 Stelle sarebbe un bel dilemma. Il Pd è pronto ad appoggiare il presidente incaricato, a entrare in un governo con Forza Italia, meno disponibile a trattare con Lega e FdI. Dario Franceschini avvisa il M5S: “La sfida è salvare il rapporto tra Pd e Cinque stelle dentro il nuovo quadro”. E i dem si appellano al premier uscente per operare una mediazione con i pentastellati. “No a sovranisti, con Pd e M5S serve una posizione comune”, osserva Leu con Loredana De Petris.

“Ascolteremo Draghi e poi decideremo”, afferma Federico Fornaro mentre Nicola Fratoianni è di un altro avviso: “è difficile sostenere l’ex presidente della Bce”. In serata si tiene una riunione Pd-M5S-LeU. “Nel reciproco rispetto per le rispettive posizioni riguardo alla scelta di appoggiare un eventuale governo tecnico a guida Draghi, abbiamo confermato la volontà di mantenere saldo quel leale rapporto che nel tempo è cresciuto e migliorato”, afferma in una nota Crimi. “Positiva la disponibilità di Pd, M5S e Leu di voler continuare a tenere aperta una prospettiva politica unitaria”, conferma il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Italia viva ovviamente è per il sostegno incondizionato, senza se e senza ma, a Draghi.

In ordine sparso, nonostante la voglia di mostrarsi compatti, sembrano procedere i partiti del centrodestra. Giorgia Meloni, che continua a invocare il voto come unica soluzione alla crisi, propone per non spaccare il fronte l’idea dell’astensione. Matteo Salvini, che indica come via maestra le elezioni, potrebbe aprire a un governo a tempo che abbia un mandato chiaro e porti il paese al voto. Una mediazione, questa del leader leghista, che potrebbe sedurre anche Silvio Berlusconi. Sebbene tanti azzurri assieme ai centristi e ai totiani sono pronti a dire sì senza equivoci all’esecutivo istituzionale di Draghi.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quell’asse Draghi-Renzi sui Servizi

A volte guarda che strane le coincidenze! Il direttore del Dis (il coordinamento dei Servizi segreti) Gennaro Vecchione informa il Copasir, cioè il Parlamento, che lo 007 Marco Mancini ha incontrato Matteo Renzi nell’autogrill di Fiano Romano senza informare i superiori, e 48 ore dopo

Continua »
TV E MEDIA