Draghi parte in salita. La maggioranza per adesso non c’è. Oggi il premier incaricato avvia le consultazioni. Ma la Lega è indecisa e i 5S sono per il No

MARIO DRAGHI
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Mario Draghi accetta l’incarico di Sergio Mattarella e prova a cercare una maggioranza per sostenere quel governo “di alto profilo” che il capo dello Stato ha evocato per traghettare il Paese fuori dalla crisi sanitaria, sociale, economico e finanziaria che lo attanaglia. Ma la strada appare in salita e la situazione magmatica. La scelta ricaduta sull’ex presidente della Bce ha provocato un vero terremoto tra le forze politiche che si interrogano, nel corso di riunioni e vertici fiume, su come rispondere all’appello alla responsabilità arrivato dal Colle. Una chiamata che non si vuole disattendere senza tradire però la propria identità.

Prima di incontrare i presidenti di Senato e Camera e poi raggiungere Conte a Palazzo Chigi, Draghi si dice consapevole del “momento difficile” e dell’emergenza che “richiede risposte all’altezza della situazione”. E nello stesso tempo “fiducioso che dal confronto con i partiti e i gruppi parlamentari e dal dialogo con le forze sociali emerga unità e con essa la capacità di dare una risposta responsabile e positiva all’appello del presidente della Repubblica”. Ma sa che quella che lo attende è una sfida difficile.

Oggi iniziano le consultazioni alla Camera e i partiti sono già tutti riuniti e chiamati a una scelta. Nel M5S prevale al momento la tesi che il governo Draghi è un governo tecnico e quindi la posizione è sul no. Un fronte più dialogante è per aprire un confronto, per valutare il programma di Draghi prima di pronunciarsi. Beppe Grillo ai suoi ha consegnato un messaggio netto: “Leali a Conte”. Vito Crimi ipotizza il voto su Rousseau. Rivendica la forza determinante in Parlamento dei numeri: senza i 5 Stelle qualsiasi governo faticherebbe ad andare avanti.

Luigi Di Maio dice no a pregiudizi sull’ex numero uno di Francoforte ma – ammonisce – la direzione è un’altra: l’esecutivo politico. E se quello Draghi fosse alla fine un governo politico? Allora sì che per i 5 Stelle sarebbe un bel dilemma. Il Pd è pronto ad appoggiare il presidente incaricato, a entrare in un governo con Forza Italia, meno disponibile a trattare con Lega e FdI. Dario Franceschini avvisa il M5S: “La sfida è salvare il rapporto tra Pd e Cinque stelle dentro il nuovo quadro”. E i dem si appellano al premier uscente per operare una mediazione con i pentastellati. “No a sovranisti, con Pd e M5S serve una posizione comune”, osserva Leu con Loredana De Petris.

“Ascolteremo Draghi e poi decideremo”, afferma Federico Fornaro mentre Nicola Fratoianni è di un altro avviso: “è difficile sostenere l’ex presidente della Bce”. In serata si tiene una riunione Pd-M5S-LeU. “Nel reciproco rispetto per le rispettive posizioni riguardo alla scelta di appoggiare un eventuale governo tecnico a guida Draghi, abbiamo confermato la volontà di mantenere saldo quel leale rapporto che nel tempo è cresciuto e migliorato”, afferma in una nota Crimi. “Positiva la disponibilità di Pd, M5S e Leu di voler continuare a tenere aperta una prospettiva politica unitaria”, conferma il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Italia viva ovviamente è per il sostegno incondizionato, senza se e senza ma, a Draghi.

In ordine sparso, nonostante la voglia di mostrarsi compatti, sembrano procedere i partiti del centrodestra. Giorgia Meloni, che continua a invocare il voto come unica soluzione alla crisi, propone per non spaccare il fronte l’idea dell’astensione. Matteo Salvini, che indica come via maestra le elezioni, potrebbe aprire a un governo a tempo che abbia un mandato chiaro e porti il paese al voto. Una mediazione, questa del leader leghista, che potrebbe sedurre anche Silvio Berlusconi. Sebbene tanti azzurri assieme ai centristi e ai totiani sono pronti a dire sì senza equivoci all’esecutivo istituzionale di Draghi.