Draghi prende a schiaffi Profumo

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di Francesco De Dominicis per Libero

Mentre Mario Draghi va all’assalto delle piccole banche (europee), Ignazio Visco insiste con la stretta sulle popolari (italiane). Il presidente della Bce e il governatore della Banca d’Italia alzano la voce con gli istituti di credito. Un doppio colpo, quello affondato ieri dalla vigilanza bancaria, che è destinato a creare i presupposti per una mezza rivoluzione.

Gli equilibri e la governance delle banche potrebbero cambiare assetto, non di poco. Draghi , che ha rilasciato un’intervista a un quotidiano svizzero, ha preso di mira, nel dettaglio, le imprese creditizie meno attrezzate. «Negli Stati Uniti – questo il ragionamento del numero uno dell’Eurotower – le banche che hanno chiuso sono state dieci volte di più rispetto all’Europa, dove quelle deboli dovrebbero uscire dal mercato».

Guardando dentro i nostri confini, dove le banche sono più di 700, il blitzkrieg di Draghi pare avere due categorie: i colossi con i conti in affanno e i player più piccoli, tra cui rientra probabilmente in blocco il credito cooperativo. In cima alla lista dei deboli, ma in quota big, potrebbe esserci il Monte dei paschi di Siena.

E in questo senso il monito dell’ex governatore potrebbe avere come destinataria anche la Fondazione Mps, azionista della banca di Rocca Salimbeni che ha messo in agitazione l’industria bancaria per il rinvio di alcuni mesi dell’aumento di capitale da 3 miliardi di euro. Nella Fondazione Draghi può contare su Enrico Granata, fresco direttore generale arrivato a palazzo Sansedoni con la mano sulla spalla del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Tuttavia, la cintura di sicurezza potrebbe rivelarsi inutile se la ricapitalizzazione dovesse incontrare qualche intoppo. Di qui, dunque, l’avvertimento del presidente della Bce.

Nel 2014 partono i cosiddetti stress test, cioè le verifiche su conti e patrimoni degli istituti, al termine dei quali scatteranno i cartellini gialli. Che poi potrebbero rimettere in movimento il risiko bancario. Soprattutto in Italia: l’asset quality review della vigilanza bancaria Ue, secondo il ceo di IntesaSanpaolo, Carlo Messina, stimolerà un’ondata di matrimoni tra banche di media dimensione e massicce svendite di sofferenze, cioè di prestiti non rimborsati.

Messina la vede dunque come Draghi: i player di minore dimensione saranno costretti a pesanti ricapitalizzazioni oppure dovranno impegnarsi in consolidamenti, vale a dire fusioni. Passaggi diversi che, in ogni caso, dovrebbero scongiurare interventi pubblici. Il ricorso al denaro del contribuente per salvare le banche, secondo Draghi, in futuro sarà l’estrema ratio, proprio grazie al nuovo assetto della vigilanza bancaria e agli imminenti controlli a tappeto sui bilanci.

Non meno rilevante la presa di posizione di Visco. La questione ruota attorno alla riforma della governance delle banche, in particolare delle popolari, confezionata dal governatore. Il provvedimento di Bankitalia interviene sul limite massimo alle deleghe, regolato dal codice civile e perciò una sua modifica (via Nazionale chiede di abbassarle da 10 a 5) deve passare per il Parlamento. L’inquilino di palazzo Koch ha diffuso la lettera con cui ha risposto ai parlamentari che lo avevano criticato, tra cui Massimo Mucchetti (Pd) e Daniele Capezzone (Forza Italia).

Ancora una volta le popolari hanno trovato ottimi alleati alla Camera e al Senato. Visco, però, nonostante le critiche, non pare intenzionato a fare passi indietro e ha difeso le nuove regole. « In nessun caso – ha scritto il governatore – le disposizioni di vigilanza si pongono in contrasto con i principi fondanti del sistema cooperativo quali il voto capitario e i limiti al possesso azionario e con il quadro normativo primario».

Tra controlli della Bce e nuove regole di Bankitalia, la partita entrerà nel vivo tra aprile e maggio. Sta di fatto che le pulizie in banca, in vista della primavera, sono già in corso.

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