Vane le speranze di Draghi. I profughi non li vuole nessuno. La commissaria Ue: aiutare gli afghani nei Paesi vicini. “Non devono arrivare alle nostre frontiere esterne”

Afghanistan Johansson
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La situazione in rapida evoluzione in Afghanistan richiede decisioni immediate da parte dell’Unione europea e pone una sfida globale. Le parole “rassicuranti” dei Talebani sull’intenzione di pacificare il Paese purtroppo vengono smentite dai fatti e dalle stesse parole del loro portavoce, Zabihullah Mujahid che nella sua prima conferenza stampa a Kabul ha dichiarato che “presto sarà raggiunto un accordo con cui verrà insediato un governo islamico nel Paese”.

E soprattutto per donne vivere in un contesto dove vige la Sharia vuol dire una cosa sola (leggi l’articolo): sottomissione e negazione dei più elementari diritti. Per le strade c’è paura, sono migliaia le persone che cercano di lasciare le città dove, secondo alcuni testimoni, i talebani setacciano casa per casa in cerca di presunti oppositori, filo-occidentali e donne.

L’Unione europea prende tempo ma presto queste persone non avranno più una via di fuga. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier Mario Draghi concordano sulla necessità di aiutare i più vulnerabili, a partire dalle donne. “L’Europa sarà all’altezza”, assicura l’ex numero uno della Bce indicando i due capisaldi – l’accoglienza e la sicurezza – sui quali si dovrà basare la cooperazione a livello europeo, ma la commissaria europea agli Affari interni dell’Ue, la svedese Ylva Johansson (nella foto), esordisce al Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno convocato ieri per preparare la probabile imponente ondata migratoria mette le mani avanti: “Non dobbiamo aspettare che le persone arrivino alle frontiere esterne dell’Ue”.

“Questa non è una soluzione. Dovremmo impedire alle persone di dirigersi verso l’Unione europea attraverso rotte insicure, irregolari e incontrollate gestite da trafficanti. Allo stesso tempo – continua la commissaria – non possiamo abbandonare le persone in pericolo immediato in Afghanistan. Per la Johansson la possibile soluzione dovrebbe essere quella di “lavorare a stretto contatto con i Paesi della regione ed essere pronti a fornire loro l’assistenza umanitaria e allo sviluppo necessaria”.

AIUTIAMOLI A CASA LORO. Ergo: aiutarli a casa loro “perché quando possibile tornino alle loro case e aiutare i paesi vicini”. E ancora: “Per me è molto chiaro che le donne e le ragazze afghane si trovano in una situazione particolarmente pericolosa: dare la priorità al reinsediamento rispetto ai percorsi irregolari ha anche una chiara dimensione di genere. La Commissione è pronta ad aiutare nel coordinamento tra gli Stati e fornire il necessario sostegno finanziario aggiuntivo”, assicura.

Da parte loro, gli Usa di Joe Biden – sotto accusa sia parte dei dai repubblicani che dai democratici, oltre che dell’opinione pubblica per la disastrosa gestione della questione afghana e per aver ignorato un rapporto dell’intelligence dove la débacle delle forze governative era prevista – hanno già accolto quasi duemila civili afghani e hanno stanziato 500 milioni di dollari per i rifugiati e non intendono fare molto altro probabilmente.

La Gran Bretagna annuncia che ne accoglierà 20 mila, ma l’Europa teme che possano essere molte di più le persone in cerca di protezione. Dove si riverseranno? Un tema, insieme a quello della prevenzione di possibili infiltrazioni terroristiche, che Draghi intende mettere sul tavolo del G20 individuato come sede naturale dove “poter avviare un’opera di collaborazione” visto che saranno coinvolti fra gli altri paesi come “la Cina, la Russia, l’Arabia Saudita, la Turchia”.

Intanto la priorità, come ha ricordato anche ieri la commissaria agli Affari interni Ue è l’evacuazione dall’Afghanistan del personale e dei cittadini dell’Unione europea, così come dei collaboratori locali. Ieri pomeriggio è arrivato a Fiumicino l’aereo dell’Aeronautica militare con 86 passeggeri evacuati da Kabul, tra cui alcuni italiani, numerosi ex collaboratori afghani e i loro familiari, personale della Delegazione dell’Unione europea e Nato.

Lo ha confermato la Farnesina dove, ha spiegato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, “abbiamo ricostituito l’Ambasciata in Afghanistan” mentre il colonnello Diego Giarrizzo, del Comando operativo di vertice interforze ha spiegato che ci sono “oltre 1.500 militari della Difesa italiana attualmente impiegati nell’operazione” (leggi l’articolo). E assicura: “Fin quando saremo in grado e le condizioni di sicurezza lo permetteranno, continueremo a portare in Italia cittadini afghani”.