Draghi non porge l’altra guancia. Schiaffo a Vaticano e sovranisti sul ddl Zan. Il premier respinge l’ingerenza della Santa Sede. “L’Italia è uno Stato laico, piena libertà di legiferare”

ddl Zan Draghi
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Il sogno dei sovranisti di essere diventati azionisti di maggioranza del governo si è infranto miseramente davanti all’intervento ieri del premier Mario Draghi al Senato sul ddl Zan (qui il video). Con buona pace delle destre, il Presidente del Consiglio ha bloccato qualsiasi forma di ingerenza da parte del Vaticano e ribadito che il Parlamento è laico e deve essere libero di legiferare. Aggiungendo alcune considerazioni sul tema migranti e sull’Europa, il premier ha infine assestato altri duri colpi a Matteo Salvini & C. Per il leader della Lega un’altra doccia gelata a Palazzo Madama dopo essere stato strapazzato sempre in quell’aula da Giuseppe Conte dopo la crisi scatenata dalla spiaggia del Papeete e conclusasi con la fine dell’esecutivo gialloverde.

IL PUNTO. Draghi, intervenendo proprio sulla posizione del Vaticano nei confronti del Ddl Zan (leggi l’articolo), ha specificato che quello italiano è uno Stato laico, “non è uno Stato confessionale”, quindi il Parlamento è “certamente libero di discutere e di legiferare”. “Il nostro ordinamento – ha aggiunto nelle repliche alle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno – contiene tutte le garanzie per assicurare che le leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa. Quindi vi sono i controlli di costituzionalità preventivi nelle competenti commissioni parlamentari, è di nuovo il Parlamento che per primo discute della costituzionalità, e poi vi sono i controlli successivi nella Corte costituzionale”, ricordando anche la sentenza della Consulta del 1989, in cui viene evidenziato che la laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, ma tutela del pluralismo e delle diversità culturali.

“Queste sono le considerazioni che oggi mi sento di fare senza entrare ovviamente nel merito della discussione parlamentare – ha specificato il premier – il governo la sta seguendo, ma questo è il momento del Parlamento, non è il momento del governo”. Come se non bastasse, sono quindi arrivate le accuse a Viktor Orbán, legatissimo a Salvini. “L’Italia – ha dichiarato Draghi – ha sottoscritto con altri 16 Paesi europei una dichiarazione comune in cui si esprime preoccupazione sugli articoli di legge in Ungheria che discriminano in base all’orientamento sessuale”.

E ha anche affermato di ritenere un motivo di sollievo il passaggio da Trump a Biden, bocciando così un altro idolo dei sovranisti. Infine il tema dell’Ue e dei migranti. “Ascoltando tutti i vostri interventi – ha evidenziato il premier – appare che oggi siamo tutti europei. Se si confronta l’atmosfera di oggi nei confronti dell’Europa con quella di circa sei mesi fa, per non parlare di un anno fa, prima della presentazione del Pnrr da parte della Commissione, si vede l’enorme differenza”. E ha aggiunto che, appena ha chiesto di mettere all’ordine del giorno il tema migrazione, dopo che dal giugno del 2018 non veniva più messo all’ordine del giorno del Consiglio europeo, la risposta è stata immediatamente positiva. “Questo – ha detto il Presidente del Consiglio – è spiegato semplicemente dalla consapevolezza che la dimensione delle sfide che abbiamo è una dimensione sovranazionale”.

LE REAZIONI. Un intervento che ha ovviamente soddisfatto il centrosinistra. “Ci riconosciamo completamente nelle parole di Draghi in Parlamento sulla laicità dello Stato e sul rispetto delle garanzie”, ha twittato il segretario del Pd, Enrico Letta. “Dal Presidente Draghi parole altissime e sagge – gli ha fatto eco la senatrice dem Monica Cirinnà – che ci confortano in questo momento. Ha ricordato che il nostro è uno stato laico e ha messo al centro il Parlamento e le sue prerogative”. Soddisfazione espressa anche da M5S, Leu e Italia Viva. A masticare amaro sono stati invece soprattutto Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Il senatore leghista Andrea Ostellari, presidente della Commissione giustizia al Senato, ha cercato così di mettere una pezza a salvare la faccia al Carroccio. “Certamente l’Italia è uno stato laico – ha dichiarato – ma laicità è tutela del pluralismo e delle diversità culturali. Comprese le sensibilità religiose. Il Parlamento lavori e lavorino le commissioni, che, come ha chiarito il premier, hanno il compito di eseguire preventivi controlli di costituzionalità sui disegni di legge”. Ma il percorso è segnato e l’ennesima sconfitta sovranista confermata.

Leggi anche: Ddl Zan, ecco il testo integrale della lettera inviata dalla Segreteria di Stato vaticana al Governo italiano.