Draghi taglia il traguardo. Oggi il giuramento al Quirinale. Martedì e mercoledì il voto di fiducia partendo dal Senato. Super Mario punta alla maggioranza più ampia della storia

MARIO DRAGHI
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Ieri sera alle 19 Mario Draghi è salito al Colle. Per sciogliere la riserva, accettare di formare il governo di “alto profilo” cui è stato chiamato e annunciare la sua squadra di 23 ministri (8 tecnici, 15 politici) che giurerà oggi alle 12. Subito dopo ci sarà il primo Consiglio dei ministri. Prossima settimana poi il discorso sulla fiducia alle Camere. I punti sono stati indicati dall’ex presidente Bce nell’intervento al Quirinale dopo aver ricevuto l’incarico e dettagliati nelle consultazioni con partiti e parti sociali. Il primo tassello è l’uscita dall’emergenza Covid, a partire dall’accelerazione della campagna di vaccinazione. Premessa per avviare la “lenta” ripresa.

Draghi pone al centro dell’azione del suo nascente esecutivo i giovani. Leva per il rilancio economico sarà ovviamente il Recovery plan. Diversi temi nell’agenda: accorciare i tempi dei processi. Puntare sulla lotta all’evasione. Scommettere su un fisco progressivo. Ridurre le tasse sul lavoro. Razionalizzare i sussidi sul lavoro senza fare passi indietro. Creare occupazione anche con investimenti pubblici. Riaprire i cantieri, aiutare le piccole e medie imprese con i ristori, far sì che le banche possano aiutare le aziende, far funzionare meglio la Pubblica amministrazione.

Draghi è rimasto fedele a quella che viene considerata ormai la sua cifra stilistica: il riserbo più assoluto. La lista dei ministri, come da prerogative costituzionali, è stata concordata in maniera esclusiva tra il premier incaricato e il capo dello Stato. Nessuna trattativa con i partiti che sono rimasti all’oscuro fino all’ultimo. La telefonata ufficiale ai leader politici sarebbe arrivata poco prima della salita al Quirinale. E non pochi sarebbero gli scontenti per le scelte compiute. Silvio Berlusconi avrebbe preferito nomi più “fedeli” alla linea di FI come Tajani o Bernini.

Nel M5S, che fa i conti con il day after del sì a Draghi che ha causato l’addio di Alessandro Di Battista, ci sarebbero malumori per come si preannuncia la struttura del ministero della Transizione ecologica. Ma secondo i Cinque stelle sarebbe stato Beppe Grillo a proporre il nome di Roberto Cingolani. Mugugni anche per la nomina di Roberto Garofoli a sottosegretario alla presidenza del Consiglio. I pentastellati lo avevano contestato quando era al Mef. Nel governo molte riconferme del Conte I e II ma sono fuori alcuni tra quelli considerati più vicini al premier uscente: Bonafede, Fraccaro, Gualtieri, Boccia.

E nei dicasteri strategici in vista del Recovery plan l’ex banchiere mette tecnici, da Daniele Franco a Cingolani appunto. I partiti, nel corso della giornata si sono cimentati in esercizi di stile, cercando di dettare l’agenda. Molto attivi soprattutto quelli del centrodestra. “Siamo sicuri che con Draghi al governo, potremo difendere l’interesse dell’Italia in Europa e potremo non aumentare, anzi tagliare, le tasse. Lavoreremo per sbloccare opere pubbliche ferme da anni e per una pace fiscale fra cittadini ed Equitalia, con la rottamazione di milioni di cartelle esattoriali”, ha dichiarato il leader della Lega, Matteo Salvini.

“Per Forza Italia le priorità sono un piano vaccini efficiente e veloce, una riforma fiscale, il rilancio dell’occupazione”, ha detto Licia Ronzulli. Ieri si è tenuto anche l’ultimo Consiglio dei ministri presieduto da Conte, chiamato a varare il decreto con cui viene prorogato fino al 25 febbraio lo stop agli spostamenti tra le regioni. L’avvocato pugliese avrebbe salutato tutti “con grande affetto” e sarebbe stato ricambiato con un lungo applauso finale. Da oggi si entra nell’era Draghi. Ma anche se le scelte sulla squadra dell’ex governatore appaiono orientate al rispetto del pluralismo politico, con l’effetto finale di garantire lunga durata al suo esecutivo, non sarà impresa semplice fare andare d’accordo tutti i ministri che siederanno in Cdm.

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