Durigon ha raccontato balle. Ma Supermario lo blinda al Governo

CLAUDIO DURIGON
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I reparti della Guardia di finanza che hanno svolto le indagini sui 49 milioni di euro oggetto della truffa messa a segno dal Carroccio ai danni dello Stato e in generale sul partito di Matteo Salvini sono comandati da ufficiali con il grado di colonnello.

Durigon ha raccontato balle. Ma Supermario lo blinda al Governo

Nessun generale ha svolto ruoli direttivi in tali indagini e dunque non c’è il rischio che proprio qualche generale scelto dalla Lega possa coprire il Capitano e i suoi come aveva lasciato intendere il sottosegretario leghista al ministero dell’economia e finanze, Claudio Durigon, in un’inchiesta realizzata da Fanpage il mese scorso. Il caso, rispondendo in sede di question time al deputato Andrea Colletti, de L’Alternativa C’è, che ha chiesto insieme a Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana e al Movimento 5 Stelle la revoca dell’incarico di sottosegretario a Durigon, ieri è stato liquidato così in aula dal premier Mario Draghi.

A quanto pare nessun problema per il presidente del Consiglio nel fatto che su un componente del suo Governo siano stati posti diversi e pesanti interrogativi e che lo stesso abbia detto, parlando delle indagini sui 49 milioni, che chi fa le indagini è qualcuno “messo” lì dalla Lega. “Sentito il Comando generale della Guardia di finanza – ha sostenuto Draghi alla Camera – si segnala che l’indagine oggetto dell’interrogazione è stata svolta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Milano, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, alle dipendenze e sotto la direzione della Procura della Repubblica di Milano”.

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Poi la specifica sui reparti delle Fiamme gialle impegnati nell’inchiesta e sugli ufficiali che li comandano, sottolineando che “tali ufficiali non rivestono qualifiche di polizia giudiziaria e pertanto non possono ricoprire un ruolo di diretto intervento nell’ambito delle indagini eseguite di iniziativa o su delega dell’autorità giudiziaria”. Di più: “La stessa Procura di Milano, in data 29 aprile, ha confermato piena fiducia ai militari della Guardia di finanza evidenziandone la professionalità, il rigore e la tempestività negli accertamenti loro delegati”. Nessun cenno invece alla professionalità di un sottosegretario che fa determinate affermazioni.

A mettere il dito nella piaga è stato lo stesso Colletti. “In quale Paese civile un sottosegretario, un rappresentante di governo, potrebbe dire di controllare un generale della Guardia di finanza per delle indagini che coinvolgono il proprio stesso partito?”. In quale Paese se non l’Italia un sottosegretario rimarrebbe al proprio posto nonostante tutto quello che è successo? Che grado di complicità ha lei e il suo governo nel non dire nulla per oltre una settimana sul tema? Perché lei e i suoi ministri delle forze politiche di maggioranza siete così omertosi?”, ha affermato il deputato in sede di replica.

Ancora: “Anche se quella di Durigon fosse una mera millanteria, un millantato credito, quanto sarebbe politicamente ugualmente grave? In un Paese serio un presidente del consiglio dopo un’ora dalla messa in onda del servizio di Fanpage avrebbe imposto le immediate dimissioni del sottosegretario. Presidente Draghi – ha concluso Colletti – Durigon ha giurato nelle sue mani, non in quelle di qualcun altro, è lei quello che ne ha la responsabilità politica, non la Lega. Questa vicenda dimostra il substrato valoriale del suo governo e della sua maggioranza. Servono soltanto due parole: revoca immediata e con la sua risposta lei si è dimostrato complice”. Un caso dunque che a quanto pare è destinato ancora a infiammare il dibattito politico.