E brava la Meloni. È andata a visitare i due poliziotti martiri di Torino e che ha detto? È stata meno di un minuto. Neanche due parole di empatia. Una passata e via per le telecamere.
Marina Taddei
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Gentile lettrice, quale empatia, da una che “sono cristiana, sono una madre”, ma poi migliaia di bambini palestinesi maciullati non le fanno un baffo? Comunque, un nostro redattore s’è infiltrato nell’ospedale per la visita di Meloni e ha registrato i colloqui. Trascrivo: Ispettore Capo: “Aho, mo’ arriva ‘a Meloni, metteteve sur letto, fate finta che state doloranti”. Agente 1: “Ma ce dovemo spojà?”. Capo: “Tojeteve la camicia, fate vedè er braccio co’ li cerotti. E tu mettete er collare”. Agente 2: “E come se mette?” Capo: “Nun fà er pignolo. Mettitelo e basta”. Agente 1: “Ma nun potemo stà in piedi?” Capo: “Nooo. Dovete sembrà mezzi morti”. Agente 1: “Eh sti cavoli”. Agente 2: “Me devo toje li stivali anfibi? Nun faccio ‘n tempo”. Capo: “Daje, mettete sur letto e nun fa storie”. Agente 2: “E che me stendo co’ le scarpe?” Capo: “Ma che te frega? Mica le lavi tu le lenzola”. Comandante: “Eccola, arriva, fate silenzio… Buongiorno, Presidenta, benvenuta in questo luogo di dolore. Siamo a disposizione”. Meloni: “Buongiorno a voi. ‘Ndo stanno li eroi? So quelli due là? Belli tosti, belli palestrati. Me piace. Ragazzi, lo sapete che quelli de Askatasuna ve volevano ammazzà?” Agente 2: “Ma che, davero?” Meloni: “Ah no?” Agente 2: “A me me pareva che me volevano solo menà”. Meloni: “No, ve volevano ammazzà! Ma mo’ ce penso io, nun ve state a preoccupà, je do ‘na lezione che se la ricordeno pe’ tutta la vita”.
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