Giulio Napolitano, il ghost-writer di Enrico Letta

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di Fausto Cirillo

Sono ore frenetiche per la scelta dei portavoce chiamati a guidare la comunicazione dei singoli ministri del governo di Enrico Letta. Quest’ultimo, che da anni si avvale della collaborazione di Giulio Napolitano in qualità di ghost-writer, avrebbe deciso di affidarsi al giornalista di Radio Rai Gianmarco Trevisi (e intanto sembra che a Palazzo Chigi si faccia festa per l’addio della spigolosa vestale montiana Betti Olivi).
Alcune riconferme sono invece fuori discussione: Emma Bonino non si priverà mai dell’aristocratico ed elegante Filippo Di Robilant (che la segue fin da quando la leader radicale venne nominata commissario europeo) mentre Danila Subranni continuerà a seguire come un’ombra il vicepremier Angelino Alfano. Al Viminale piacerà questa bionda affabile ed efficiente così diversa dalla portavoce di Bobo Moroni: parliamo ovviamente dell’avvocato Isabella Votino, attenta soprattutto ai flash delle serate mondane e soprannominata “portasilenzi” per l’abitudine di non rispondere mai alle telefonate dei giornalisti.

L’inesperienza con i media si paga
Tornato inaspettatamente a Palazzo Vidoni in qualità di ministro (succedendo a Renato Brunetta di cui era stato il primo capo di gabinetto), Filippo Patroni Griffi aveva pagato nei primi mesi tanto l’assenza di un portavoce quanto la sua totale inesperienza, tipica dei consiglieri di Stato, sul fronte della comunicazione. La polemica subito scoppiata sui giornali per l’acquisto a prezzi stracciati della sua abitazione con vista sul Colosseo lo aveva così colto del tutto impreparato. Un’intervista incauta al perfido Fabrizio Roncone del Corriere della Sera e un colloquio che sfiorava l’autocoscienza con Antonello Caporale de la Repubblica («Non dormo più bene e non mi concentro. Sono in ansia, vedo giornalisti dappertutto che mi inseguono») lo avevano infine convinto della necessità di assumere il cronista de Il Tempo Fabrizio Dell’Orefice. Tra i due si è cementato un buon rapporto di fiducia e adesso la coppia potrebbe riproporsi negli uffici del sottosegretariato alla presidenza di Palazzo Chigi.
Al Ministero dell’Economia Fabrizio Saccomanni potrebbe decidere di confermare l’abile Filippo Pepe, già portavoce di Vittorio Grilli e ancora prima di Giulio Tremonti (succedette a Emanuela Bravi, dirottata all’ufficio stampa del Poligrafico dello Stato con l’esplodere delle grane giudiziarie a carico del suo compagno Marco Milanese, ex braccio destro dello stesso ministro). Sembra altresì molto probabile che il neoministro del Lavoro Enrico Giovannini porti con sé in via Veneto Patrizia Cacioli, ex portavoce del ministro Laura Balbo (governo D’Alema) e da quattro anni sua efficace portavoce all’Istat. E se il nuovo ministro della Funzione Pubblica Gianpiero D’Alia ha deciso di affidarsi all’ex giornalista Apcom Angelo Di Silvio, la titolare del Ministero della Salute Beatrice Lorenzin si sta invece ancora guardando intorno alla ricerca di un professionista capace. E’ comunque sicuro che non cesserà di avvalersi dell’instancabile Monica Macchioni, una delle migliori esperte di comunicazione politica che vi siano su piazza (è stata tra l’altro portavoce dell’ex capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto). In controtendenza la scelta del riconfermato ministro delle Politiche Comunitarie Enzo Moavero Milanesi: seguace del low profile predicato da Monti, non ha mai voluto avvalersi di un portavoce. La sobrietà avant tout!