È guerra totale tra Meloni e Salvini. Tutti contro tutti nel Centrodestra. Giorgia accusa Matteo: le poltrone prima dell’alleanza. E il Cavaliere si smarca dal tandem sovranista

È guerra totale tra Meloni e Salvini. Tutti contro tutti nel Centrodestra
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Sono lontani i tempi in cui il centrodestra aveva un leader ben identificato, Matteo Salvini, e la coalizione stessa poteva definirsi come “granitica”. Con la disfatta registrata nell’elezione del Capo dello Stato, nell’alleanza tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, crescono divisioni, ripicche e critiche. Apparentemente l’unica cosa su cui Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Salvini sono d’accordo è sulla necessità di rifondare un nuovo centrodestra. Peccato che l’intesa è lontana e i tre partiti sembrano prendere strade sempre più divergenti. Così in quella che appare come una resa dei conti dagli esiti realmente imprevedibili, i leader si lanciano accuse a vicenda.

L’ultimo duro j’accuse è quello mosso dalla Meloni, sempre più decisa a prendersi la leadership della coalizione, a Salvini. “Spaccatura nel centrodestra? Sono una persona razionale non ho condiviso la scelta del voto sul Quirinale, ora ci dobbiamo interrogare sui partiti di centrodestra per capire cosa scelgono gli altri? Preferiscono l’alleanza di centrodestra o quella del governo?” ha tuonato la leader di Fratelli d’Italia ospite di Radio24.

“Penso che alla fine preferiscano la seconda, tra alleanza con Fdi e Pd sembra preferiscano la seconda, questo è un tema che io pongo” ha insistito la Meloni con una sferzata che ha colpito tanto Salvini quanto Berlusconi. Che il problema sia più grosso di quanto qualcuno ha provato a far credere in un primo momento, lo dice chiaro e tondo la leader di Fdi: “Ricucire con la Lega di Salvini? Questo lo vedremo, non sono questioni personali, sono questioni politiche”.

Ecco proprio il fatto che la Meloni ha messo in chiaro il fatto che non si tratta di astio reciproco ma di divergenze di vedute su temi e programmi, la dice lunga su quanto i relativi rapporti siano ai minimi termini e – forse – al punto di non ritorno. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di normale dialettica ma non è così perché la posta in gioco è alta. Inoltre con le sue sferzate la Meloni sta mettendo alle corde Salvini che, già provato dai sondaggi che lo danno in tracollo con Fratelli d’Italia che ha ormai scavalcato la Lega, ora si trova nell’inedita posizione di essere incalzato da un rivale quando di solito è lui ad incalzare gli altri.

Un ruolo che, a dispetto di quanto stia provando a far credere, gli pesa non poco e, probabilmente, lo preoccupa per il futuro. Proprio per questo la risposta alla Meloni è arrivata con calma, nel pomeriggio, ed è stato il tentativo di Matteo per provare a rigirare la frittata in relazione al suo appoggio al governo Draghi. Giorgia “è stata ingenerosa, io fra il mio partito e il mio Paese ho scelto il mio Paese. Sicuramente con delle difficoltà, perché governare con ministri come Speranza e Lamorgese non è facile” ha spiegato il segretario della Lega.

Poi, quasi a volersi discolpare, ha aggiunto che “siamo in emergenza sanitaria, pandemica. In condizioni normali, mai nella vita governo con il Pd e la sinistra”. Dichiarazioni tutto sommato pacate e che sembrano distanti anni luce rispetto a quelle che il Capitano regalava fino a un anno e mezzo fa, ossia quando forte dei suoi consensi era il primo partito d’Italia.

LE ALTRE ROGNE. Ma le continue accuse della Meloni agli (ex?) alleati del centrodestra hanno prodotto anche altri risultati. A fare la sua mossa, infatti, è stato pure il Cavaliere che in questo clima da resa dei conti nel centrodestra non vuole essere un semplice spettatore ma, ormai da giorni, afferma di voler trasformare Forza Italia nel perno della futura alleanza. Una coalizione che, però, potrebbe non essere quella del centrodestra ma una di centro. Che non si tratti di fantapolitica lo fa pensare il fatto che Berlusconi da tempo strizza l’occhio a Matteo Renzi e Giovanni Toti ma, soprattutto, dal fatto che ieri ha aperto alla possibilità di “una riunione dei moderati”. Un appello a cui, poco dopo, ha fatto seguito la visita di Pier Ferdinando Casini che si è precipitato ad Arcore per un incontro.