E i lavoratori disabili rischiano di perdere ogni aiuto

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di Fausto Cirillo

I disabili e le loro famiglie si danno appuntamento per domani alle 16,30 davanti a Montecitorio. Un comitato di circa 70 associazioni ha infatti deciso di dare battaglia al nuovo Isee (il modello di autocertificazione del reddito per ottenere le prestazioni assistenziali), così come è dettagliato nel regolamento attuativo del decreto in esame alla Camera. Penalizzerebbe infatti in maniera insopportabile i diretti interessati, facendo rientrare le indennità e le pensioni d’invalidità all’interno del reddito. «Ieri eravamo in campo per convincere queste persone dell’importanza del lavoro» spiega Maria Simona Bellini, una delle promotrici dell’iniziativa. «Adesso per loro significherebbe invece restituire ogni aiuto allo Stato, perché perderebbero lo stato di indigenza, condizione che prevedrebbe sostegno». Rientreranno infatti nel reddito «perfino l’assistenza domiciliare, l’assegno di cura, il sostegno per la vita indipendente, i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, la frequentazione di un centro diurno, il trasporto specifico per persone con disabilità, le pensioni di invalidità, le indennità di accompagnamento nonché tutti i contributi pubblici, sia locali che nazionali. Lo Stato dunque, con una mano concederebbe e con l’altra toglierebbe!». Una situazione paradossale che potrebbe essere superata detraendo dai propri redditi tutte le spese che la disabilità richiede, senza alcun tetto, senza alcuna franchigia, senza alcun limite. «Altrimenti la persona con disabilità, pur spendendo tutto il suo reddito, per lo Stato risulterebbe addirittura benestante!». Questo delle franchigie è peraltro un altro punto critico. Bellini spiega infatti che «è considerato detraibile fino a un massimo di 5.000 euro le spese sanitarie per il familiare disabile. Ma se io ne devo spendere 15.000, perché non devi detrarmele? E poi 5.000 euro l’anno di spese sanitarie, in presenza di una disabilità, è una cifra ridicola… Per esempio, si continua a ignorare il fatto che per un disabile la scelta dell’abitazione deve rispondere ad alcuni requisiti come le dimensioni, la vicinanza ai servizi ecc. Si tratta quindi di abitazioni più costose, considerate ‘di lusso’ quando invece si tratta di necessità basilari. Lo stesso vale per le automobili». Gli organizzatori ricordano infine che il viceministro del Welfare Maria Cecilia Guerra ha ribadito loro che il nuovo Isee è frutto di un’elaborazione condivisa con le parti sociali. «Ma quest’ultime – ribattono – corrispondono alle grandi federazioni di Fish e Fand, confluite nell’Osservatorio nazionale: un’oligarchia della disabilità, da cui noi tanti ‘cani sciolti’ non ci sentiamo rappresentati. Temiamo che la nostra pelle si stia giocando sulla base di accordi presi da pochi».