E’ morto Paolo Gabriele. Fu l’assistente di Ratzinger e gola profonda dello scandalo Vatileaks. Era malato da tempo. Nuzzi: “Farò i nomi di chi lo ostacolò”

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E’ morto Paolo Gabriele (nella foto), fu assistente di camera di Papa Benedetto XVI e finì al centro della clamorosa fuga di documenti che segnò l’ultimo periodo del Pontificato di Joseph Ratzinger, poi passato alla storia come lo scandalo “Vatileaks”. Gabriele, malato da tempo, si è spento questa mattina a Roma all’età di 54 anni. Per la fuga di documenti, pubblicati in un libro del giornalista Gianluigi Nuzzi, Gabriele nell’ottobre 2012 fu condannato dal tribunale della Santa sede a 18 mesi di reclusione ma in seguito lo stesso Ratzinger lo graziò.

“Paolo Gabriele – ha detto Nuzzi all’Adnkronos – è stato un uomo di coraggio, precursore di quella volontà di pulizia e trasparenza che sono uno dei cardini del pontificato di Bergoglio. Paolo Gabriele era uomo che è stato molto importante dal 2011 fino alla rinuncia di Benedetto XVI e anche dopo. E’ stato un uomo di coraggio e ha reso nota una serie di scandali ai quali oggi siamo abituati ma all’epoca era un’altra Curia. Benedetto XVI lo ha anche perdonato. Paolo aveva poi trovato la sua dimensione. Se ne va un amico al quale sono molto legato. Siamo stati uniti per tanto tempo in una storia fatta di incontri clandestini, di confronti sempre con la paura che venisse scoperto. Lui ha scelto di dialogare con me dopo avere letto Vaticano spa, e poi là dove poteva è sempre stato generoso”.

“Aveva molti nemici – ha detto ancora il giornalista -, aveva persone che non avevano capito lo spirito del suo agire, aveva persone che hanno ostacolato in tutto il suo rientro contrariamente a Ratzinger. Io farò i nomi”. Nuzzi parla di persone che “hanno agito con severità anacronistica forse perché dovevano tutelare certi interessi. Persone che lo hanno ostacolato, persone importanti. Questa è una storia in parte da scrivere ancora. Paolo ha agito per rendere noto quanto stava accadendo, per allontanare i mercanti dal tempio. Mi lascia un testamento morale a cui non mi posso sottrarre”.

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di Gaetano Pedullà

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