E ora Berlusconi fa il Fitto misto

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Un “appello pubblico” a Silvio Berlusconi perché non nomini Giovanni Toti a capo di Forza Italia “umiliando” l’intera classe dirigente del partito. A lanciarlo con una intervista al Corriere della Sera è Raffaele Fitto, invitando, “con lealtà assoluta e con altrettanta assoluta chiarezza” il Cavaliere ad “evitare questo errore”.

“Non cerco strapuntini – chiarisce – non parlo per ragioni personali, non sono interessato a nessun incarico. E, qualunque sarà la scelta di Berlusconi, non me ne andrò dal partito e continuerò a combattere a fianco a lui”. Sarebbe “un errore politico grave” quello di “mortificare un intero gruppo dirigente, di issare alla testa del movimento un giornalista certamente perbene, certamente capace, verso il quale non nutro sentimento diverso dalla stima, ma che credo debba quantomeno dimostrare quale contributo possa dare a FI”.

Berlusconi è sembrato toccato dall’appello di Fitto e ha così risposto: “Non ho mai pensato di nominare un coordinatore unico di Forza Italia. Valorizzerò i veterani ma non bisogna temere di aprire il partito a forze nuove”.

Una virata, rispetto alla rotta programmata, che prevedeva di arrivare a Roma con Toti proprio per formalizzare il nuovo incarico e l’inizio della rivoluzione (o rottamazione) di Forza Italia e della sua nomenklatura.

di Lapo Mazzei
E sì, Silvio Berlusconi è così. Uno che ama stupire, cambiare le carte in tavola all’ultimo minuto e dar ragione all’ultimo con cui parla, senza temere di contraddire se stesso, avendo detto l’esatto  contrario  all’interlocutore precedente. Insomma è uno concavo e convesso. E così andata anche con Giovanni Toti, coordinatore unico di Forza Italia la sera e cavaliere della tavola rotonda la mattina. «Non c’è mai stata alcuna intenzione di procedere alla nomina di un coordinatore unico ma non dobbiamo avere timore di aprire le porte del nostro Movimento alle risorse nuove che si affacciano, e che vogliono dare il loro contributo al nostro rilancio» sostiene in una nota il leader azzurro. «C’è invece l’intento di rilanciare Forza Italia, dotandoci di una nuova organizzazione e valorizzando tutta la classe dirigente che in questi anni, e particolarmente negli ultimi mesi, ha dimostrato di saper condurre straordinarie battaglie politiche, affiancandomi nelle fasi più drammatiche della vita politico-istituzionale del Paese» ha sottolineato. «Le nostre vittorie del futuro, come quelle del passato risiederanno proprio nella capacità di Forza Italia di rimanere un movimento aperto, determinato a riportare il centrodestra al governo del Paese». Sì dunque alla nomina di Toti ma non con pieni poteri. Insomma, non avrà carta bianca sull’organizzazione del partito come aveva fatto ampiamente capire nei giorni scorsi.

 

Critiche e consensi

Per Berlusconi si tratta del modo più soft per mandare alle varie correnti interne del partito, con i falchi (Denis Verdini in primis) ormai sul piede di guerra, un messaggio distensivo. I più determinati a contrastare il “gran salto” di Toti non sono solo i falchi ma anche i lealisti, formati da molte colombe. E a dare voce a tutti loro è Raffele Fitto, a lungo indicato come l’anti-Alfano, che sfida apertamente il Cavaliere concedendo una puntuta intervista al Corriere della Sera: «Il Cavaliere non ci umili con la nomina di Toti». Sulla stessa linea Saverio Romano: «Quella di Fitto è una critica puntuale e costruttiva».  Arrivati a questo punto non è escluso che il Cavaliere possa  riunire a breve lo stato maggiore azzurro per fare chiarezza. In agenda, ovviamente, anche un colloquio con Fitto.

Va detto che all’interno del movimento non sono tutti disposti ad assecondare il disegno di Fitto. La deputata Giuseppina Castiello condivide pienamente le dichiarazioni di Berlusconi: «Sono d’accordo su una gestione collegiale di Forza Italia e non di un coordinatore unico, con l’auspicio che il necessario rinnovamento dia uno slancio al nostro movimento e porti a un migliore utilizzo di tutte le risorse presenti nel partito».

Da parte sua Michaela Biancofiore ritiene che Berlusconi deve essere lasciato libero di scegliersi i dirigenti che desidera e che si deve dare seguito alle sue intuizioni, che si sono rivelate spesso e volentieri azzeccate. «Berlusconi è l’ideatore, il fondatore, il presidente di Forza Italia, è colui che ha il consenso degli elettori e, non in ultimo, colui che finanzia il movimento» sostiene la fedelissima del Cav. «Noi abbiamo l’unico leader vero che esista in Italia, scelto nelle urne da 10 milioni di elettori non da 3 ai gazebo. Se Berlusconi ha scelto Toti, abbiamo il dovere di supportarlo. La gente – conclude – si iscriveva e si iscrive a Forza Italia perché c’è lui».

 

Grandi manovre

Vedremo quale ruolo verrà affidato a Toti. Portavoce, reggente della comunicazione, e magari “primus inter pares” in un nascituro comitato ristretto? Il suo futuro politico resta ancora avvolto nelle nebbie (romane) di Forza Italia. Di certo c’è solo la sua imminente discesa in campo per diventare – questa la speranza del Cavaliere – il Renzi “azzurro”, rilanciare l’azione del partito e preparare il terreno a un’altra discesa in campo ben più attesa: quella di Marina Berlusconi. L’altra certezza è che Toti lascia vacante la guida di due telegiornali Mediaset: è direttore di Studio Aperto dal 22 febbraio del 2010 quando prese il posto di Mario Giordano; ed è al timone anche del Tg4, dove è sbarcato il 28 marzo del 2012 quando calò bruscamente il sipario sulla direzione di Emilio Fede. In pole per la guida del Tg4 e di Studio Aperto Anna Broggiato, Paolo Liguori e Mario Giordano A Cologno sanno benissimo che i sostituti saranno individuati a breve. Certamente prima della convention nazionale di Forza Italia in agenda il 26 gennaio. Un vero e proprio congresso in cui il Cav incoronerà Toti come simbolo della “rinascita” del movimento azzurro.