E ora più reati per tutti. Arriva l’omicidio stradale. Il nostro codice penale continua a crescere senza sosta. Colpa di una classe politica sempre a caccia di consensi

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di Francesco Bonazzi

Strano Paese l’Italia. Da anni governo e Parlamento si lamentano che i detenuti sono troppi e poi è tutto un fiorire di nuovi reati, spesso sulle ali non di una vera lacuna giuridica, ma di campagne mediatiche e demagogiche. Come se moltiplicare all’infinito i comportamenti ritenuti criminosi, per di più in un codice penale dell’epoca fascista, fosse questa grande conquista di libertà. Fino agli anni Ottanta, nelle università italiane, si insegnavano i principi del cosiddetto “diritto penale mite” e del diritto penale “minimo”. Padri del nuovo codice di procedura penale come Vittorio Grevi spiegavano ai futuri avvocati e magistrati che, anche solo per un minimo di astuzia, uno Stato accorto non poteva esaurire il proprio arsenale punitivo aumentando a dismisura i massimi edittali e prevedendo sempre nuove fattispecie di reato, sull’onda di questa o quella emergenza. Si veniva dagli anni di Piombo e dalle leggi d’emergenza, certo, e c’era l’esigenza di tornare a una gestione “normale” della risposta penale.

DIRITTO CREATIVO – Ma in questi ultimi dieci anni il numero dei fatti previsti come reato è cresciuto, nonostante le statistiche del Viminale sui reati siano generalmente confortanti. L’ultima creazione dello Stato castigamatti è l’omicidio stradale, un obbrobrio giuridico, avversato da pochi garantisti di Forza Italia e della Sinistra, che prende l’omicidio colposo e ne aumenta la pena a dismisura (fino a 18 anni con le aggravanti), creando quasi una terza figura tra l’omicidio volontario e quello colposo. Come se guidare la macchina fosse un particolare disvalore. In ipotesi, con questo metro, un giorno potremmo anche inventarci l’omicidio sportivo, che si perpetra allo stadio tra tifosi. Come se non esistessero già le aggravanti dei motivi futili o abbietti. E già che si parla di calcio, come non ricordare le norme varate dall’allora ministro Maroni nel 2010, quelle dei contestatissimi Daspo. Dal punto di vista giuridico contengono due autentiche “perle”: la “flagranza differita” (che è un po’ come il pesce fresco surgelato) per gli arresti dei tifosi e l’equiparazione della tutela penale tra polizia e steward.

NEOLOGISMI – Nulla di scandaloso nelle norme che dallo scorso ottobre inaspriscono le pene per la violenza di genere e per il cosiddetto “femminicidio”, anche se questo neologismo apre frontiere potenzialmente infinite nel campo della definizione degli omicidi. Oggetto di una martellante campagna mediatica, le nuove regole volute da Matteo Renzi introducono anche arresti obbligatori e intercettazioni e dimostrano una cosa soltanto: spesso si finisce per “pasticciare” e indurire il codice penale solo perché una serie di magistrati e poliziotti hanno mostrato scarsa sensibilità nel prevenire e nel reprimere alcune famiglie di reati. In un “Paese normale”, per dirla con D’Alema, si sposterebbero i magistrati che lasciano a piede libero i mariti stalker e violenti. Da noi invece si inventano nuovi reati. E sempre in quel famoso decreto sul “femminicidio”, come non ricordare un’altra norma “criminogena”, come avrebbe detto Michel Foucault, ovvero quella che indurisce le pene per chi osa danneggiare i cantieri dell’Alta Velocità. Come se le norme per chi commette quel tipo di reato non ci fossero già. Ma anche qui si voleva dare un segnale politico (“la Tav la facciamo a tutti i costi”) e il ministro dell’Interno Alfano lo rivendicò anche con apprezzabile candore.

I PARENTI – Stessi moventi politici o mediatici si rintracciano anche in tutta una serie di nuovi reati che sono stati introdotti negli ultimi due anni. Ci sono quattro condotte penalmente rilevanti nuove di zecca in materia ambientale, nate sull’onda dello scandalo Ilva e della “Terra dei fuochi”. Ci sono nuovi reati tributari che fanno da contraltare a una piccola depenalizzazione di reati ormai ridicoli (pubblicazioni e spettacoli osceni, abuso della credulità popolare, rappresentazioni teatrali abusive) e all’incessante opera di svilimento dei reati dei colletti bianchi. Anche su questo, forse, bisognerebbe fare una riflessione. Il falso in bilancio è stato prima abolito ai tempi di Berlusconi, poi reintrodotto con fatica dal centrosinistra ma sostanzialmente resta impunibile. E’ un reato importante, perchè è la spia di violazioni di legge più gravi come la corruzione, visto che per pagare le mazzette bisogna creare provviste in nero dai conti aziendali. Una classe politica che decide il giro di vite sul codice della strada e “castiga” tifosi e antagonisti, mentre grazia chi crea fondi neri dice molto di sè e fa una precisa scelta di censo. Tra le new entry, infine, cè anche il reato di “terrorismo internazionale” per chi si arruola nell’Isis. E alzi la mano chi non è spaventato dal Califfo. Ma molti di questi nuovi reati, come l’omicidio stradale, sono stati chiesti a gran voce dai comitati dei parenti delle vittime. Nulla di più umano. Giusto ascoltarli. Ma se le civiltà giuridicamente avanzate non mettono i familiari delle parti offese nelle giurie ci sarà un motivo.

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