È risorto il Patto del Nazareno

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di Lapo Mazzei

Mettiamola così: sempre e comunque amici. Ma non ancora fidanzati. Perché di mezzo ci sono soglie di sbarramento e premi di maggioranza, alleati scomodi e minoranze interne da controllare. Che non è affatto una cosa semplice. Insomma il solito balletto della politica, di antica data e sacro rito italiano, che nemmeno il “nuovismo” del rottamatore Matteo Renzi è riuscito a mandare in soffitta. E dire che il Paese, quello reale, avrebbe bisogno di tutt’altro che di questi incontri al caminetto di cui non ci sono né foto né immagini. L’unica novità stavolta e che al termine del vertice fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi è stata emessa una nota congiunta, una velisa rossa-azzurra che sintetizza quanto stabilito fra i due nei vari nazareni che si sono succeduti. Ed è un comunicato che dice molto, ma non tutto, nel senso che un’intesa c’è ma molto resta ancora da fare. Perché sullo sfondo si staglia come un’ombra il nodo del Quirinale. Quali garanzie avrà ottenuto il Cavaliere per mollare il colpo sulla legge elettorale? E Raffaele Fitto, l’ala ribelle di Forza Italia, accetterà tutto ciò? Ed sostenibile il fatto che siano loro due, entrambi non presenti in Parlamento, a tenere saldamento in mano i fili del gioco della politica italiana? Insomma, è accettabile il fatto che in Italia la democrazia è sospesa dato che tutto mira a non andare al voto? La sensazione è che Silvio e Matteo stiano giocando la partita al di sopra delle teste degli italiani, consapevoli del fatto che questo è l’unico modo per andare avanti. Perché i due del Nazareno, in buona sostanza, hanno mandato a dire agli alleati ( o a ciò che ne resta sulla scena) che possono dormire sonni tranquilli, tanto decidono loro. E il passaggio illuminante di questo comunicato velina è quello che sposta al 2018 le lancette delle elezioni. “Questa legislatura, che dovrà proseguire fino alla scadenza naturale del 2018, costituisce una grande opportunità per modernizzare l’Italia. Anche su fronti opposti, maggioranza e opposizioni potranno lavorare insieme nell’interesse del Paese e nel rispetto condiviso di tutte le Istituzioni”, si legge in un passaggio della nota congiunta di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Un dettaglio che sa più di opzione, di diktat all’elettorato. Nella convinzione che questo Paese non abbia bisogno di esprimersi, ma abbia la sola necessità di essere teleguidato. “L’Italia ha bisogno di un sistema istituzionale che garantisca governabilità, un vincitore certo la sera delle elezioni, il superamento del bicameralismo perfetto, e il rispetto tra forze politiche che si confrontino in modo civile, senza odio di parte”, sostongono i due leader nella nota congiunta, “queste sono le ragioni per cui Partito Democratico e Forza Italia hanno condiviso un percorso difficile, ma significativo, a partire dal 18 gennaio scorso con l’incontro del Nazareno. L’impianto di questo accordo è più solido che mai”, rafforzato dalla comune volontà di alzare al 40% la soglia dell’Italicum e dall’introduzione delle preferenze dopo il capolista bloccato nei 100 collegi. Un palliativo, quest’ultimo, per accontentare i cosiddetti cespugli presenti tanto a destra quanto a sinistra. Ma le riforme, quelle vere, quelle essenziali per il Paese quando arriveranno? Renzi, con questo accordo, ha ottenuto una cambiale in bianco da Berlusconi. Ora deve solo mettere a reddito il risultato….