Ecco chi comanda davvero nei ministeri con le destre al Governo

Spoils system totale nei ministeri guidati da Nordio e Salvini. Mentre Urso e Schillaci scelgono la continuità.

Se i ministri Adolfo Urso (Imprese e made in Italy) e Orazio Schillaci (Salute) optano per la continuità, i colleghi Carlo Nordio (Giustizia) e Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti) decidono di dare una svolta nel segno della discontinuità. Stiamo parlando dello spoils system che nei ministeri si applica ai segretari generali e ai capi dipartimento. Sono esclusi i ministeri degli Esteri, dell’Interno e della Difesa. A fare il punto dettagliato sulle scelte effettuate dai ministri con portafoglio in merito alla conferma o al cambio dei dirigenti dei dicasteri di cui hanno la responsabilità politica è stata Openpolis.

Spoils system totale nei ministeri guidati da Nordio e Salvini. Mentre Urso e Schillaci scelgono la continuità

Urso e Schillaci, si diceva, scelgono la continuità. In entrambi i ministeri la scelta riguardava solo una figura, quella del segretario generale. Nel caso di Schillaci risulta quantomeno curioso che abbia deciso di confermare il segretario generale scelto da Roberto Speranza. Mentre con la nascita del secondo governo Conte il ministro Speranza si era limitato a confermare il dirigente in carica (Giuseppe Ruocco alla guida del ministero già dal 2017), con l’inizio del governo Draghi ha nominato un nuovo segretario generale.

La decisione di scegliere Giovanni Leonardi dunque deve essere pienamente attribuita al ministro Speranza. Curioso che Schillaci lo abbia riconfermato, si diceva, dal momento che il governo Meloni ha sempre ferocemente criticato le politiche sanitarie dei suoi predecessori. Più facilmente spiegabile appare invece la conferma di Benedetto Mineo al vertice del ministero delle Imprese e del made in Italy. La nomina di Mineo durante il governo Draghi si deve infatti all’attuale ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (Lega). Peraltro qualche anno prima Mineo era stato nominato direttore dell’Agenzia delle dogane da Giovanni Tria, ex ministro dell’Economia del governo gialloverde.

Altri ministri hanno optato per una via di mezzo, ovvero confermare alcuni dei loro dirigenti e cambiarne altri. È il caso di Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Giuseppe Valditara (Istruzione e merito). Il primo ha confermato 2 dei 3 capi dipartimento. La scelta di Giuseppe Blasi a capo dipartimento politiche europee e internazionali non è stata una sorpresa, ragiona Openpolis. D’altronde tutti i governi hanno fatto lo stesso sin dal 2012. La conferma di Felice Assenza all’Ispettorato centrale della tutela della qualità invece era meno ovvia, viste le nomine ricevute dai ministri Teresa Bellanova (secondo governo Conte) e Stefano Patuanelli (governo Draghi).

Francesco Saverio Abate ha avuto un percorso simile, in questo caso però Lollobrigida gli ha preferito Stefano Scalera al dipartimento politiche competitive. Sebbene Scalera in passato avesse ricevuto incarichi da diversi ministri di centrosinistra, sia in uffici di diretta collaborazione che a capo dell’Agenzia del demanio. Andando indietro nel tempo però emerge come il primo a conferirgli questo incarico sia stato il Giulio Tremonti, durante il quarto governo Berlusconi. Valditara invece ha sostituito un capo dipartimento e ne ha confermato un altro. Anche se a ben vedere si tratta quasi di due conferme.

Infatti Carmela Palumbo, nominata al dipartimento per il sistema educativo al posto di Stefano Versari, aveva già ricoperto l’incarico tra il 2017 e il 2020. In quegli stessi anni peraltro, al vertice di un altro dei dipartimenti del vecchio ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, sedeva proprio l’attuale ministro.

Altri ministri hanno rinnovato quasi completamente la dirigenza di vertice. Tra questi Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente) e Giorgetti (Economia). Dei 4 capi dipartimento in carica durante il governo Draghi solo il ragioniere generale dello stato, Biagio Mazzotta, è rimasto al suo posto. Quasi la stessa proporzione anche al ministero dell’ambiente. Infatti Pichetto Fratin ha confermato un capo dipartimento e ne ha sostituiti due. La nomina del quarto dirigente è stata la prima di un dipartimento di nuova istituzione: l’unità di missione per il Pnrr.

Il leader della Lega ha fatto fuori Ilaria Bramezza per 4 anni segretario generale del governatore Zaia

I ministeri della Giustizia e delle Infrastrutture sono le strutture dove lo spoils system ha avuto l’applicazione più totale. Qui sono stati sostituiti tutti i capi dipartimento. Dei 3 dirigenti sostituiti da Salvini presso il ministero delle infrastrutture si segnala che uno, Mauro Bonaretti, è stato il segretario generale alla presidenza del consiglio di Matteo Renzi (e capo di gabinetto del ministro Graziano Delrio). Un’altra invece, Ilaria Bramezza, prima di essere chiamata al ministero da Enrico Giovannini è stata per 4 anni segretario generale del presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Dei 5 capi dipartimento della Giustizia sostituiti tre erano stati chiamati a svolgere l’incarico per la prima volta dalla ministra Marta Cartabia. Tra questi il primo sostituito da Nordio è stato Carlo Renoldi, capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Lo hanno seguito poi il capo del dipartimento affari di giustizia e quello della transizione digitale. Gemma Tuccillo era invece a capo del dipartimento per la giustizia minorile già dal 2017 (ministro Andrea Orlando – Partito democratico) mentre Barbara Fabbrini guidava il dipartimento dell’organizzazione giudiziaria dal 2018 (ministro Alfonso Bonafede – Movimento 5 stelle).

Presso il ministero dell’Università la segreteria generale è stata affidata a una dirigente della presidenza del consiglio, Francesca Gagliarducci, già capo del dipartimento del personale. Nei ministeri del Lavoro e del Turismo invece al segretario generale in carica è stato preferito un altro funzionario dello stesso dicastero. Al ministero del Lavoro il dirigente ricopriva fino a quel momento il ruolo di direttore generale. Presso il ministero del Turismo invece la scelta è ricaduta su una dirigente di seconda fascia, Barbara Casagrande. Una scelta maturata a lungo dalla ministra Daniela Santanchè. Per la nomina infatti sono stati necessari circa 125 giorni. Anche al ministero della Cultura si è optato per il rinnovamento, visto che il segretario generale precedente, Salvatore Nastasi, nel frattempo è passato alla guida della Siae. Ma a quasi 150 giorni dalla nascita del nuovo governo ancora si attende la nuova nomina.