Ecco le caselle del Governo Draghi. Tecnici al Tesoro, Trasporti e Mise. Si va verso un Esecutivo misto, spazio pure ai politici. Cartabia alla Giustizia, in bilico Lamorgese agli Interni

CONSIGLIO DEI MINISTRI
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Mentre Mario Draghi si avvia a concludere il secondo giro di consultazioni con le diverse forze politiche e tutti, ad eccezione di Fratelli d’Italia, si preparano a votare la fiducia al suo Governo, si continua a dibattere di grandi temi e di programmi per il rilancio del Paese, di piano vaccinale e Recovery Fund, ma la battaglia vera e durissima è tutta sui ministeri. Ognuno vuole strappare un posto, al sole, possibilmente il migliore, meglio se quelo che consente di gestire un’ampia fetta delle risorse europeee in arrivo, e solo come premio di consolazione si aprirà poi la partita dei viceministri e sottosegretari. Quello è il secondo round. In queste ore si tratta sui ministri, su chi avrà il potere vero.

IL RISIKO. Come prevedibile la maggiore difficoltà per il nuovo esecutivo, che dovrebbe essere un mix tra tecnico e politico, il cosiddetto modello Ciampi, è quella di accontentare le tante forze, dalla Lega a Leu, che si preparano ad appoggiarlo. Nel totoministri, nonostante qualche ambizione sembra nutrirla questa volta lo stesso segretario Nicola Zingaretti, in base agli ultimi rumors il Pd continua a puntare soprattutto su un incarico per gli attuali ministri dei beni culturali e della difesa, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini.

In pista resta inoltre l’ex guardasigilli Andrea Orlando, mentre non sembrano più esserci grandi speranze per il ministro dell’economia Roberto Gualtieri. Leu, sempre più in sofferenza per un Governo insieme alla Lega, scommette sul ministro della salute Roberto Speranza, i centristi cercano uno spazio per lo stesso Bruno Tabacci e un incarico poi, con +Europa, potrebbe andare alla stessa Emma Bonino.

“Ora che c’è Draghi, A me cosa dai? è una domanda che non si può fare. Quello che è successo rappresenta uno choc che avrà conseguenze politiche rilevantissime. è chiaro che il Governo dovrà avere degli agganci parlamentari, ci devono essere e lui che è un politico finissimo lo sa perfettamente, ma il target ormai è diverso, ha alzato l’asticella”, ha dichiarato lo stesso Tabacci dopo un nuovo faccia a faccia a Montecitorio con il presidente del Consiglio incaricato.

I pentastellati, in attesa anche dell’esito del voto su Rousseau, guardano a una conferma di Luigi Di Maio alla Farnesina e all’ambiente, dove sostituire il generale Sergio Costa con l’attuale ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli o Stefano Buffagni. Italia Viva poi schiera sia Teresa Bellanova, che spera di tornare alla guida del Ministero dell’agricoltura dopo essersi fatta da parte quando Matteo Renzi ha aperto la crisi, che Ettore Rosato.

A destra, invece, Forza Italia non si sbilancia, anche se non è un mistero che ad ambire a un ruolo importante ci sono sia Antonio Tajani che Mara Carfagna. La Lega invece guarda all’ex sottosegretario del Governo gialloverde da mesi ormai impegnato a rivedere la strada del sovranismo e a far imboccare al Carroccio un percorso europeista, Giancarlo Giorgetti, ma non si esclude che a chiedere un Ministero sia direttamente Matteo Salvini o che possa tornare al Governo Giulia Bongiorno. Del resto a destra la situazione è più confusa e un peso notevole nelle scelte finali potrebbe averlo direttamente Gianni Letta.

LA SQUADRA DEL CAPO. Sui ministri tecnici, invece, Mario Draghi sembra avere molti meno problemi. Il premier incaricato appare intenzionato ad affidare a persone di sua assoluta fiducia il Mef, il Mise, il Ministero dei Trasporti e il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con relativa delega ai Servizi. All’Economia in pole ci sarebbero così l’attuale direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini e Daniele Franco, numero uno di Bankitalia.

Ai Trasporti potrebbe andare l’ex presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, ma vengono indicati come papabili anche Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce, il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, Dario Scannapieco, e l’ex presidente dell’Istat, Enrico Giovannini. Sempre più in bilico invece la conferma al Viminale per Luciana Lamorgese, mentre continua ad essere data quasi per certa Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale, al Ministero della giustizia, dove non si esclude però neppure un ritorno di Paola Severino.

Tra i tecnici restano infine gettonatissimi anche Carlo Cottarelli, Antonio Malaschini, Lucrezia Reichlin e Vittorio Colao. Non sarà semplice poi scegliere una guida per il Ministero dell’istruzione, considerato al momento, con tutte le polemiche sulla scuola, quello più delicato, come lo era il Viminale al termine dell’esperienza gialloverde.

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