Ecco perché il giornalismo d’inchiesta non c’è più

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di Anna Biason

Parlando con Marco Pizzuti in quest’intervista, mi è tornato alla mente un episodio significante. Era il 27 aprile del 1961 e John Fitzgerald Kennedy fece interrompere tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche per comunicare un messaggio che definiva la parola segretezza ripugnate in una società libera e aperta. Kennedy allora chiese aiuto ai media per divulgare l’informazione secondo cui una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti, abbia esteso nel tempo il suo campo d’influenza in tutti i piani della vita sociale. Quando un Presidente di una Repubblica fa interrompere ogni trasmissione televisiva e radiofonica per lanciare un appello, si presume esso sia di vitale importanza. Il ruolo dell’informazione? Se ne parlò pochissimo. Poco dopo Kennedy fu ucciso.
Una struttura piramidale che parte dal popolo, fino ad arrivare all’élite del potere. In che piano si trova attualmente l’informazione dei media a cui abbiamo accesso?
Dal grado di trasparenza dell’informazione dipende il nostro livello di percezione della realtà e, siccome la stragrande maggioranza delle notizie diffuse via mainstream non sfiorano mai la vera causa dei problemi sociali, possiamo legittimamente definirle spazzatura per la mente o meglio, armi di distrazione di massa.

Cosa sono le linee editoriali dei media di cui abbiamo parlato?
Tutte le redazioni giornalistiche devono seguire l’orientamento desiderato dai propri vertici aziendali. Si tratta di condizionamenti volti a fare in modo che i giornalisti interpretino sempre le notizie secondo il punto di vista della loro leadership. Normalmente non c’è alcun bisogno di esercitare pressioni dall’alto poiché sono i cronisti stessi i primi a cercare la via per fare carriera e per assecondare le aspettative dei loro datori di lavoro. Di conseguenza, le notizie indesiderate vengono censurate, deformate, sminuite nella loro importanza o interpretate secondo convenienza. Fondamentalmente però, tutte le linee editoriali possono essere suddivise su due soli livelli, uno palese dai mille volti e l’altro occulto e monolitico. Abbiamo infatti un gran numero di giornali e telegiornali che hanno una facciata di destra, di centro, di sinistra o di alternativa che sembrano garantire la libertà d’informazione mentre servono solo a dividere la popolazione e a catalizzare la sua attenzione su falsi problemi. Ciò che conta veramente è solo il secondo tipo di schieramento, quello che accomuna tutte le grandi redazioni giornalistiche sotto la direzione di un unico padrone, i poteri forti.

Quindi se io, giornalista libera ed indipendente volessi fare carriera mantenendo la mia onestà?
Non tutti i professionisti sono dei “venduti” o sono in malafede anzi, nella maggior parte dei casi è vero il contrario, poiché i giornalisti non si preoccupano di comprendere il mondo dell’informazione nel suo complesso e si limitano semplicemente a fare ciò che è meglio per il loro lavoro. Esistono poi degli eccellenti giornalisti d’inchiesta che vengono lasciati liberi di fare tutti i reportage che vogliono perché il loro campo d’azione non arriva sulle questioni considerate intoccabili o le sfiora soltanto. Peraltro, il sistema di censura e di controllo sull’informazione è molto più raffinato di ciò che si pensa e non basta denunciare uno scandalo una sola volta o due per costituire un problema all’élite di potere. Una notizia, per essere recepita dalle masse, deve essere ripetuta a ciclo continuo altrimenti avrà l’effetto di una meteora di passaggio e nessuno si accorgerà di lei. Credo quindi che se lei volesse fare carriera in una grande redazione nazionale dovrebbe accettare molti compromessi o scrivere solo sugli argomenti tradizionalmente ben tollerati.

Se le grandi banche muovono i fili di ogni gioco e, come lei ha documentato nel suo ultimo libro, i loro rappresentanti siedono praticamente in ogni CDA delle testate giornalistiche e delle emittenti nazionali, cosa dobbiamo dedurre?
Dobbiamo sapere che sui grandi canali d’informazione si discuterà sempre di tutto ma mai di questioni realmente importanti come ad esempio la sovranità monetaria, la verità sulla fusione fredda, cosa è il MES, i dubbi sulla versione ufficiale dell’11 settembre, l’origine di Al Qaeda, la correlazione tra vaccini e autismo etc., etc.,

Praticamente noi crediamo di leggere giornali o assistere a dibattiti diametralmente opposti, mentre in realtà lavorano tutti per le stesse persone?
Se i giornalisti avessero sempre fatto bene il loro mestiere indagando sulla correttezza delle fonti d’informazione istituzionali senza dare invece per scontato che lo siano, non saremmo mai arrivati a questo punto. Oggi i popoli d’Europa saprebbero ad esempio chi controlla la loro sovranità monetaria, conoscerebbero gli intrecci tra servizi segreti, massoneria e terrorismo mentre le agenzie di rating sarebbero finite sotto inchiesta insieme a tutti i dirigenti delle grandi banche che hanno innescato la crisi finanziaria internazionale per far fallire gli Stati e appropriarsi dei loro beni pubblici. I giornalisti continuano invece a discutere solo di problemi assolutamente secondari come legge elettorale, beghe di partito tra destra, centro e sinistra etc..

La “vera” informazione ad appannaggio di pochi fornisce un enorme potere…
Non essere informati è come essere ciechi e quei pochi che vedono la luce possono orientarti nella direzione che vogliono, persino verso il burrone…