Ecco perché non contiamo nel mondo

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di Gaetano Pedullà

Una storia che offende il nostro Paese. Nata male e gestita peggio. È la storia dei due soldati italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, da 22 mesi sotto sequestro in India. I due marò, accusati di aver ucciso per errore due pescatori durante una missione antipirateria, andavano liberati con ogni mezzo. C’eravamo quasi riusciti, quando furono mandati in Italia per un breve periodo dietro la promessa di far ritorno in India. Uno strano permesso per due accusati di omicidio, ma che si spiega con le inconfessabili trattative commerciali ai più alti livelli per una serie di forniture militari. In ballo c’erano tanti soldi e alla fine rispedimmo i due soldati a New Delhi per essere processati – caso unico al mondo – con l’accusa di aver fatto il loro dovere. La decisione spinse il ministro degli Esteri dell’epoca, Giulio Terzi di Santagata a dimettersi, mentre il collega della difesa, Giampaolo Di Paola, spingeva per non disturbare gli indiani, credendo così di mettere al sicuro una fornitura milionaria di elicotteri Finmeccanica. Sarà un caso che il nome dello stesso Di Paola è stato a lungo in ballo per un incarico proprio in Finmeccanica (ipotesi peraltro non tramontata), fatto sta che pochi giorni fa la fornitura è stata revocata. Guadagni buttati, così come le tangenti versate secondo la magistratura a intermediari e al governo indiano. Per completare il disegno mancava però un ultimo tassello: convincere gli agnelli sacrificali, i due marò. E anche qui lo Stato non ha lesinato risorse. A spese nostre. Indennità rinforzate ai due soldati, viaggi a carico del ministero per parenti e amici, promesse di carriera alla fine della brutta avventura. Una soluzione all’italiana, insomma, dove noi paghiamo tutti, vittime e carnefici. Ottenendo in cambio solo schiaffi e brutte figure internazionali. E poi ci meravigliamo che non contiamo nulla nel mondo.