L’economia europea nel 2020 è stata come una montagna russa. Gentiloni: “La pandemia aggrava l’incertezza. Contrazione del 7,8% ma nel 2021 crescerà del 2,4”

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Un crollo nella prima metà dell’anno, la ripresa nel terzo trimestre e una prevista frenata negli ultimi tre mesi. L’economia europea nel 2020 è stata come una montagna russa, ha spiegato la Commissione europea durante la presentazione delle previsioni economiche per il 2020 e il 2021. La parola più ripetuta dal commissario per l’Economia Paolo Gentiloni durante la conferenza stampa è “incertezza”. Per la Commissione l’economia dell’Ue subirà una contrazione del 7,8% nel 2020, prima di crescere del 4,2% nel 2021 e del 3% nel 2022 (i numeri sono molto simili anche per la zona euro, con un calo solo leggermente inferiore nel 2020). “Ma non torneremo ai livelli pre-pandemia prima della fine del 2022”, ha avvisato Gentiloni.

“In particolare saranno in difficoltà Stati che fanno grosso affidamento sui servizi come il turismo”, quindi Spagna, Italia, Grecia. I dati del Pil per il 2020 sono pessimi per tutti i Paesi membri: -12,4% per la Spagna, -9,9% per l’Italia, -9,4% per la Francia. Anche Stati normalmente solidi come Germania e Paesi Bassi fanno registrare grossi cali, rispettivamente del 5,6% e 5,3%. L’ex premier italiano si è concentrato fortemente sui numeri dell’occupazione, chiarendo che alcune misure nazionali ed europee – come il fondo SURE a supporto dei regimi di lavoro ad orario ridotto – hanno contribuito a non far schizzare verso l’alto il valore della disoccupazione nonostante la sospensione delle attività economiche. L’avviso, però, è quello di rimanere cauti. Perché una volta che questi regimi termineranno, la Commissione si aspetta che i posti di lavoro persi potranno aumentare notevolmente, ha spiegato Gentiloni.

Grosse difficoltà anche per i numeri di bilancio, con deficit e debito in aumento in tutti gli Stati europei, a causa delle importanti politiche di supporto messe in atto dalle amministrazioni. Il deficit aggregato della zona euro salirà infatti dallo 0,6% del PIL nel 2019 all’8,8% nel 2020. Seguirà le stesse tendenze anche il debito pubblico che, aggregato per l’area euro, salirà dall’85,9% del 2019 al 101,7% nel 2020.

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