L'Editoriale

I 5S senza un timoniere affondano

m5s 5s Conte
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È la legge della giungla. E quindi della politica. Quando un partito diventa debole, quello più forte ha la cena fatta. Lo stiamo vedendo con Forza Italia, dove deputati e senatori per darsi un futuro vanno persino con Toti e Brugnaro, cioè da nessuna parte, e lo stesso Berlusconi apre all’idea di una federazione con la Lega, cioè consegnarsi direttamente a Salvini.

Per Matteo tutto questo non sarà gratis, ma per lo meno non avrà più il problema di sentirsi insidiato dalla Meloni, considerando la somma dei voti degli azzurri e del Carroccio ben più difficile da raggiungere per i soli Fratelli d’Italia. Uno stesso tentativo di annessione, però, lo vediamo sul fronte opposto. Il Pd ha bruciato la possibilità di un’alleanza su scala nazionale con i Cinque Stelle alle prossime amministrative per il curioso metodo proposto: i 5S ci mettono i voti e i dem i candidati. Un’altra richiesta di resa, insomma, senza condizioni.

Quelle che si stanno creando, in ogni caso, sono le basi per un profondo cambiamento del quadro politico, e da qui al semestre bianco e all’elezione del Presidente della Repubblica chissà quante ne vedremo. L’elettorato raggirato dalle televisioni sembra guardare a destra, ma se si concretizzassero le stime di ieri dell’Istat – che per fine anno vedono volare la ripresa verso il 5% – l’enorme numero di indecisi potrebbe dire di no a salti nel buio proprio mentre si cresce. C’è spazio, quindi, per giocare fino in fondo ogni partita, e anche il Movimento squassato da abbandoni e tradimenti ha grandi chance, a patto però di ritrovare presto un timoniere.

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