L'Editoriale

A Roma fanno santi Libano e il Dandy

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A furia di raccontare a teleschermi unificati che i 5 Stelle sono incapaci e impreparati, molte persone si sono convinte che questo sia vero, e adesso anche se li vedessero camminassero sulle acque salverebbero Barabba e pure Lucifero piuttosto che Di Maio e C. Colpa anche del Movimento, che con tanti eletti e attivisti non è stato schierato in massa contro un tale muro di bugie, cementato dalle tv al servizio dei poteri e del sistema.

Un gioco al massacro riuscito così bene che lo stesso circo mediatico ora può alzare il tiro, dimostrando che il bianco è nero o se preferite che il dominus dell’inchiesta Mafia Capitale, Buzzi, è un pover’uomo, e l’ex terrorista Carminati, diventato anello di congiunzione tra il mondo di sopra (i colletti bianchi) e quello di sotto (la criminalità organizzata), un promotore d’affari.

Ora, prima che ce li spaccino per filantropi, va ricordato che le accuse di mafia mosse a questi due signori non hanno retto all’ultimo grado del processo, ma l’associazione a delinquere e la corruzione che ha bruciato moltissimi soldi pubblici sono state riconosciute. Eppure con l’avvicinarsi delle elezioni comunali a Roma è partito un processo di rimozione, favorito dal successo con cui ci hanno riempito di sciocchezze, e pertanto lo stesso giochetto promette di funzionare.

Una follia contro la quale ieri ha preso posizione Virginia Raggi, che però da sola e giusto con Facebook non può ribattere a un tale miserabile revisionismo. E se non le diamo tutti una mano tra un po’ ci troviamo tra i beati pure quei bravi ragazzi della Banda della Magliana.

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