L'Editoriale

Agli statali non bastava un regalo

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Se si fa un regalo elettorale bisogna farlo bene. E dunque dopo aver aperto il cordone della borsa per dare un aumento di stipendio agli statali, adesso si sta correndo per mettere in busta paga gli arretrati. Soldi da fare arrivare ovviamente un attimo prima del 4 marzo, guarda caso la data delle elezioni. Dopo aver sperimentato con successo (dal punto di vista delle urne, non della spinta all’economia) gli 80 euro tirati fuori da Renzi prima delle ultime europee, Gentiloni e la sua ministra Madia hanno fatto di meglio. Le somme che 240mila impiegati pubblici si vedranno accreditare a fine febbraio andranno da un minimo di 370 a un massimo di 712 euro, per una media di 492 euro. Evviva! Poi, da marzo, a questi soldi si aggiungeranno gli 85 euro (in media) dell’aumento a regime. Quando abbiamo definito questo scatto un regalo, sul sito internet e i social della Notizia c’è chi ci ha criticato, ricordando che gli statali avevano gli stipendi bloccati da dieci anni. Un’osservazione tanto giusta quanto parziale, visto che a fronte dell’aumento non è stato chiesto nessun incremento della produttività. Lo Stato ha dato senza nulla ricevere, insomma, in una logica che proprio per questo abbiamo definito un regalo. Un sospetto che unito adesso alla “fortuita” coincidenza degli arretrati pagati a pochi giorni dalle elezioni assume il valore di una prova. In fin dei conti umiliando più che gratificando i dipendenti pubblici, trattati ancora una volta come riserva elettorale e non come preziosi fattori di crescita del Paese.

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