L'Editoriale

Se aiutare i disperati è un crimine

MIMMO LUCANO
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Dell’Utri assolto e Lucano condannato. La Giustizia funziona così in quest’Italia dove la segretissima trattativa tra Stato e mafia è regolare, mentre un modello di accoglienza preso ad esempio di integrazione in tutto il mondo, come quello di Riace, è considerato criminale.

Perciò, aspettando le motivazioni della sentenza di Palermo (leggi l’articolo) – che ha confermato i contatti tra gli uomini delle istituzioni e quelli d’onore di cosa nostra, ma curiosamente ne chiede il conto solo a questi ultimi – siamo altrettanto curiosi di capire la logica processuale per cui un sindaco che non ha mai nascosto il suo operato si becca più anni di galera di un serial killer (leggi l’articolo).

Un sindaco, peraltro, eletto per fare quello che gli viene contestato, visto che l’ospitalità offerta ai migranti era nota e condivisa dai suoi stessi concittadini, che lo hanno eletto proprio per questo e che diversamente non l’avrebbero votato. Da qui, a quanto si capisce, esce fuori lo sfruttamento degli immigrati a fini elettorali, seguendo un principio per cui chi campa da decenni sulla paura dello straniero può essere messo in carcere e veder buttare via le chiavi.

Ecco perché la propaganda di Salvini – che non ha perso tempo a bombardare Lucano – è stata patetica oltre che di corto orizzonte. Rimossa la brutta lezione di Morisi, si è subito tornati a strumentalizzare il caso giudiziario e il dramma dell’immigrazione. Un tema su cui un’intera classe politica non vuole rinunciare a viverci di rendita.

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