L'Editoriale

Appunti per far gol a 5 Stelle

DI MAIO CONTE
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Appunti per Conte, Di Maio e chi ha ancora a cuore i 5 Stelle. Sui Social di questo giornale non avevo mai letto tanti post di sostenitori del Movimento delusi. Neppure quando si fece il governo col Pd, o si decise di dare la fiducia a Draghi, e persino quando si arrivò a un passo dal divorzio tra Conte e Grillo s’era visto tanto sdegno e rassegnazione. Tutto ci si poteva aspettare, ma che lo stesso M5S partecipasse allo smantellamento della legge Bonafede non era stato messo in conto. E per quanto Conte sia riuscito a ottenere – inchiodando al processo almeno i reati di mafia, terrorismo e violenza sessuale – la stragrande maggioranza dei simpatizzanti 5S vede il bicchiere asciutto, altro che mezzo vuoto o mezzo pieno! Uno scoramento che assale anche i militanti della prima ora, molti dei quali promettono di non volerne più sapere, anche se non si capisce che alternativa politica gli resti oltre a rifugiarsi nel non voto (da cui peraltro spesso provengono).

D’altra parte, aver visto i deputati di Fratelli d’Italia occupare l’Aula della Camera per bloccare il Green Pass mentre quelli 5S trattenevano il fiato in attesa delle concessioni di Draghi sulla Giustizia, ha segnato un solco tra quello che è stato il Movimento e quello che è diventato. Alle fondamenta restano valori unici nell’attuale panorama dei partiti – la centralità dell’uomo rispetto all’economia, l’ambiente, l’onestà e la lotta allo sperpero delle risorse pubbliche, ma l’azione politica sembra quella di una squadra di calcio che non sa più fare altro che il catenaccio, avendo dimenticato come si fecero i tanti gol delle prime partite. E dire che se ci si crede, il campionato non è terminato.

Dunque per prima cosa andrebbe spiegata bene l’ipocrisia di chi ha fatto passare una perfetta legge salvaladri in nome della velocità dei processi – l’unica cosa che ci chiedeva sul serio l’Europa – e poi ha bloccato il giudice monocratico in Appello, obbligando su ogni procedimento almeno tre toghe. E poi va preparata una battaglia molto diversa sulle altre riforme: dal Fisco al Lavoro ci sono tante reti che bisogna assolutamente fare, se non si vuole che a farle continuino ad essere gli altri.

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