L'Editoriale

Aspettate a seppellire Conte

GIUSEPPE CONTE
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Ci mancava la condanna di ieri alla sindaca Appendino per deprimere ancora di più gli animi in un giorno in cui tutti i giornali e le televisioni hanno celebrato il prossimo insediamento a Palazzo Chigi – nell’ordine – di Gentiloni, Di Maio, Patuanelli, Guerini, Lamorgese, Zorro e Barbapapà, visto che Conte è già morto e sepolto e i Cinque Stelle pur di non far cadere la legislatura e tenersi la poltrona alla fine diranno sì a chiunque. Miracoli della propaganda e degli analisti politici più abili al mondo nell’arte di non prenderci mai, o in alternativa di attaccare il carro dove vuole il padrone, notoriamente più ben disposto con Renzi piuttosto che con quegli sconsiderati del Reddito di Cittadinanza o delle concessioni autostradali da togliere ai Benetton.

Se però guardiamo ai fatti con più profondità, è impossibile non vedere alcuni dettagli fondamentali. Partiamo dalla sindaca di Torino, che incredibilmente paga con la pena di un anno e mezzo (ma ricorrerà in Appello) un incidente per cui si conoscono da tempo i nomi e cognomi dei veri responsabili. In ogni caso – così com’è stato per la precedente sentenza sul caso Ream – nulla a che vedere con ruberie e altre schifezze sempre di gran moda nei tradizionali partiti di destra e di sinistra. Nella vicenda del Governo, invece, a decidere chi avrà l’incarico è Mattarella e non i sedicenti poteri forti con i loro pennivendoli e i politici persino più inginocchiati.

E il Capo dello Stato terrà più conto dei numeri e della stabilità del Paese piuttosto che dei sogni di vendetta dei due Mattei o delle congiure di qualche colonnello del Pd. Non a caso mentre gli opinionisti arredano il loculo a Giuseppi, in Parlamento si formano nuovi gruppi e da Forza Italia arrivano in rinforzo personaggi tutt’altro che sprovveduti, come il senatore Vitali. Dunque meglio attendere un altro po’ prima di dare per perduto un Conte ter, e con esso un’intera stagione di riforme che qualunque altro premier affonderebbe, a partire dalla Giustizia, dal welfare e dalla svolta green, per cui è stato fatto cadere il Governo, insieme agli appetiti dei soliti nomi della finanza e delle imprese a cui non pare vero di potersi pappare i miliardi del Recovery Fund.

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