L'Editoriale

Autostrade, concessioni fa rima con affaroni

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Quello delle autostrade è il più grande regalo mai fatto dallo Stato ai privati. Nel dopoguerra noi italiani, con le nostre tasse, ne abbiamo pagato la costruzione perché servivano a far muovere il Paese e alla Fiat a vendere le auto. Quando molti anni dopo si arrivò alla moneta comune, ce lo chiese l’Europa e la rete fu data in concessione a pochi gruppi, facendo la fortuna di signori come i Benetton. Bisogna avere proprio l’anello al naso per pensare che questi piccoli industriali tessili siano diventati la potenza che sono vendendo magliette. Il patto che stava alla base delle concessioni autostradali era però di adeguare il pedaggio alle opere di manutenzione affidate ai privati. Un patto scandalosamente tradito. Con poche eccezioni – perché non tutti i concessionari hanno agito allo stesso modo – le tariffe sono aumentate mentre i lavori sulle carreggiate sono rimasti una promessa. Così la rete si è deteriorata, nel silenzio anche di qualche associazione dei consumatori che prende un mucchio di soldi dalle lobby del settore. E il risultato sono i morti di ieri sotto un ponte sistemato senza nemmeno fermare il traffico. Autostrade per la morte.

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