L'Editoriale

Autostrade non ne fa una giusta

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Come se non bastasse tutto quello che ha passato, a Genova si conta un’altra beffa. La società Autostrade per l’Italia sta offrendo un risarcimento per le vetture danneggiate dalla caduta del ponte. Nei moduli inviati agli interessati c’è una clausola in cui si dice che chi prende i soldi avrà preclusa ogni altra pretesa in tribunale. Un evidente sistema per escludere quanta più gente possibile da ben altre richieste di indennizzi, anche se il concessionario ha smentito questa intenzione e ridotto tutto a una postilla scritta in modo non felice. Adesso non solo a Genova ci si domanda chi debba provvedere alla ricostruzione. Il Governo ha detto chiaro che a occuparsi del ponte non può essere chi aveva la responsabilità di non farlo crollare. Ciò nonostante il gruppo che fa capo alla famiglia Benetton insiste per provvedere direttamente, anche perché in caso contrario si getterebbero di fatto le condizioni per far finire la cuccagna dell’intera concessione autostradale ottenuta dallo Stato a condizioni indecorose (per gli italiani). Una stortura che un governo definito “del cambiamento” non può non ignorare. A tutto questo si aggiunge ora una nuova considerazione: se Autostrade oltre a non saper fare manutenzione e comunicare non scrive neppure correttamente un modulo per i risarcimenti – dando per buono che non avesse davvero intenzione di fregare nessuno – ma che affidabilità può dare nel ricostruire niente di meno che uno dei ponte come il Morandi?

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