L'Editoriale

Autostrade, uno scandalo italiano

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Autostrade per l’Italia è uno dei più grandi regali mai fatti dallo Stato a un privato, il gruppo Benetton, che si è immensamente arricchito sulle spalle degli italiani. Uno scandalo alla luce del sole, di cui in pochi parlano perché Benetton possiede giornali, potere e protezioni politiche. La storia è quella di un Paese che deve emettere debito pubblico – cioè di tutti noi – per costruire le sue autostrade. Poi un giorno affida la concessione di gran parte di questa rete in cambio di quattro soldi e una promessa: una quota dei pedaggi va utilizzata per investimenti. Ovviamente una promessa da marinaio, come chiunque può facilmente constatare facendosi un giretto per le nostre autostrade. Nonostante questo, proprio il concessionario controllato dai Benetton da mesi ha la faccia tosta di chiedere un prolungamento delle concessioni senza fare nessuna gara. Un diritto a vita, insomma. E dire che basterebbe un magistrato serio per restituire allo Stato questa gallina dalle uova d’oro. A spiegare perché è stata ieri la Banca d’Italia, rivelando che i ricavi da pedaggi per le concessionarie italiane sono i più alti dopo la Francia.

Non solo. Negli ultimi venti anni questi pedaggi sono più che raddoppiati passando da 2,5 miliardi di euro nel 1993 a oltre 6,5 miliardi nel 2012. E se le tariffe vengono inasprite di anno in anno, poi non seguono affatto i nuovi investimenti. Una situazione che basterebbe da sola a far cadere le concessioni per manifesta inottemperanza della più basilare delle condizioni. Altro che rinnovi automatici, dei quali per altro non si capisce la fretta.

QUANTA FRETTA, MA DOVE CORRI?
Se il gruppo Gavio (secondo tra i grandi concessionari nazionali) ha scadenze non lunghisime, invece Atlantia (che ha in pancia proprio Autostrade per l’Italia, cioè il gruppo nettamente più rilevante) ha concessioni valide fino al 2038. Quindi non proprio domani mattina. Eppure anche attreverso la potente associazione di settore Aiscat, guidata da Fabrizio Palenzona (un ex camionista che oggi colleziona poltrone, tra cui la presidenza della Fondazione Crt e la vicepresidenza di Unicredit) le concessionarie stanno cercando di agganciarsi a una legge europea che si sono fatte loro stesse e così blindarsi per altri decenni.

REPLICHE INCREDIBILI
Ovviamente i diretti interessati danno una versione dei fatti tutta differente. Poveri! A sentir loro quasi ci rimettono a gestire le autostrade. Purtroppo per loro, però, non ci sono argomenti più testardi dei numeri. E basta guardare i bilanci di Autostrade per l’Italia del primo trimestre 2015 per vedere 294 milioni di investimenti a fronte di 831 milioni di incassi netti da pedaggi. Investimenti che tra l’altro sono stati con fatica aumentati dagli appena 186 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso. Un sacrificio che secondo l’amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci, giustificherebbe quel prolungamento delle concessioni senza gara che non dispiaceva all’ex ministro dei trasporti Maurizio Lupi. Poi Lupi è saltato per la storia dell’orologio regalato da un’impresa al figlio e al ministero è arrivato Graziano Delrio. Ministro di cui adesso sarà interessante vedere la reazione davanti alla denuncia di Bankitalia. Se ancora una volta non accadrà nulla, capiremo purtroppo molte cose.

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