L'Editoriale

Le balle sui giochini di Di Maio

Rai Di Maio
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Tranne i rappresentati dei dipendenti e dei Cinque Stelle, tutti gli altri consiglieri di amministrazione della Rai hanno approvato le nomine proposte da Fuortes/Draghi per le direzioni di Viale Mazzini. L’ennesima prova, semmai ne servissero ancora, che destra e sinistra litigano su tutto, ma poi sono la stessa cosa quando c’è da apparecchiare con seggiole e poltrone.

E chi se ne frega se a Saxa Rubra non c’è uno solo dei 12mila assunti che non sappia con che logica spartitoria si fa carriera nella Tv pubblica. La Rai è la prima azienda culturale del Paese? Ecco, questa è la grande lezione che ci dispensa: più si sta nei giri di potere e dei partiti, più si vince. Certo, come avviene sempre in questi casi, nella lotteria piglia il biglietto vincente anche qualcuno che si è fatto largo per capacità, come la direttrice di Rai3, Simona Sala, o di RaiSport, Alessandra De Stefano.

Ma se la regola generale è quella di attaccare il carro dove vuole il padrone, qualche deviazione dalla verità – perchi fa carriera e per chi la vuol fare – è inevitabile. Una legge che nel mondo dell’informazione ha pochi trasgressori. Quindi non ci meravigliamo più di tanto nel sentire storie come quella che ieri si ingigantiva di ora in ora, come in una sorta di gioco del telefono senza fili: le nomine Rai sono state fatte contro Conte ma con l’avallo di Di Maio.

Un racconto che ha l’obiettivo evidente di dividere i due, anche se c’è un punto debole che nessuno spiega: per quale motivo Di Maio dovrebbe avallare la scomparsa dalla Tv di Stato di un minimo di garanzia sul pluralismo dell’informazione e di equità nel trattamento dei Cinque Stelle? Di questo ministro si può dire tutto tranne che sia fesso, e dunque è più che consapevole di quanto il sistema mediatico ha distorto l’azione del Movimento, per non parlare della demolizione personale con la targa che gli hanno appiccicato di bibitaro. Quindi meno balle cari colleghi, che a fare tutti direttori raccontando frottole non ci potrete diventare. E attenzione – per chi legge – a non farsi infinocchiare.

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