L'Editoriale

Ballo macabro attorno al premier

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di Gaetano Pedullà

C’è la fila al ballo macabro che non promette nulla di buono per Matteo Renzi. La Cgil che smette la sua maschera più battagliera per aprire nientedimeno che su una sospensione a tempo dell’articolo 18; la minoranza del Pd che si prepara alla segreteria di lunedì offrendo un compromesso sulla riforma del lavoro; persino il direttore del Corriere della Sera che avvisa il capo del Governo sull’opportunità di fare squadra e smetterla con l’andare avanti da solo nel suo progetto di cambiamento. Insomma, tutti i soggetti più bacchettati – dai sindacati alla vecchia guardia piddina da rottamare, fino ai poteri forti di cui il Corriere e il suo direttore uscente non sono certamente estranei – adesso sembrano disposti a dialogare. Per far cosa? Per suicidarsi e far partire le riforme che servono al Paese? No. Le aperture e i consigli non richiesti puntano solo ad annacquare l’azione riformista del premier. Le radici profonde del consociativismo che ha massacrato questo Paese sono le più pericolose e dure a morire. Se Renzi ci finirà dentro allungherà forse il certificato di residenza a Palazzo Chigi ma l’Italia resterà ancora una volta fregata. E alla lunga pure il presidente del Consiglio perderà la sua occasione. In questo disastro di Paese l’ambizione personale non è il nemico allo specchio del premier di cui parla De Bortoli, ma l’unica possibilità di spazzare via chi ha cogestito, chi ha condizionato, chi ha tratto vantaggi da decenni di politica che non decideva niente. Una pulizia che non piace a chi sa di dover essere spazzato via e prima ha minacciato, adesso blandisce e poi ammazzerà Renzi, esattamente come ha sempre ammazzato chiunque abbia provato a cambiare verso allo Stato. Un ballo macabro a cui è bene stare alla larga.

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