L'Editoriale

Bancarotta dell’orgoglio nazionale

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Un Paese colonizzato. La nomina del francese Mustier alla guida di Unicredit è l’emblema di quanto il sistema Italia sia bollito. Tra gli interessi di bottega dei soci e l’assordante silenzio di un Governo che non si pone il problema di chi gestirà il credito per milioni di cittadini, la cassa passa a un signore che non parla bene neppure la nostra lingua. In un momento in cui il credito è vitale per tenere in piedi quel po’ di economia che ancora funziona, una banca dovrebbe prima di ogni cosa parlare con i clienti, capirli, ascoltarli. Mica facile se al timone ci finisce chi non capisce nemmeno la lingua. Argomento che non ha impedito la stessa scelta alle Generali. Eppure è così ovvio che questi manager dovendo scegliersi i loro avvocati, consulenti e, soprattutto, i loro veri interessi, tra Parigi e l’Italietta che pure li strapaga non avranno dubbi. Per questo, senza condizionare il mercato, il Governo di uno Stato in difficoltà come il nostro avrebbe dovuto pretendere qualche assicurazione. Cosa che non è avvenuta. Il solito campo libero per i poteri forti. Di qualunque bandiera. Tranne poi ricordarsi della banca di sistema serve quando c’è da tamponare i disastri.

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