L'Editoriale

Basta bugie sulle riforme

riforme von der Leyen Draghi
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Come sono diventati di bocca buona a Bruxelles. Una volta per farci prendere a prestito due soldi controllavano puntigliosamente le garanzie, facendoci persino l’analisi del sangue, e poi spesso e volentieri ci davano il due di picche. Oggi invece ci bonificano quasi 300 miliardi tra prestiti e fondo perduto accontentandosi di generiche promesse.

Faremo la riforma di qua, la riforma di là – promette Draghi alla presidente della Commissione Ue in versione Babbo Natale, in volo non-stop da una capitale all’altra per portare i doni dell’Europa. Una grande occasione – l’hanno detto tutti – per far ripartire anche il nostro Paese, ma anche un enorme rischio – e questo già si dice di meno – di finire con l’ennesima figura degli italiani che buttano i quattrini o non vi sanno neppure accedere.

E qui, purtroppo, le premesse non sono buone. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) scritto da Conte e completato da Draghi sembra ben fatto, e ha passato a pieni voti il vaglio dell’euroburocrazia. Ma tutto ciò che c’è scritto in quel documento è vincolato alle profonde modifiche strutturali della Pubblica amministrazione, della Giustizia, del Fisco, della Sanità, dei servizi alle imprese, della tutela dell’ambiente e quant’altro, di fronte alle quali non abbiamo prodotto ancora niente.

Di chiacchiere, sia chiaro, se ne sentono tante, e anche ieri il premier ha assicurato che a breve arriverà la proposta sulla Giustizia. Ma qualunque coniglio tiri fuori dal cilindro la ministra Cartabia, sul suo progetto pesa già il referendum di Lega e Radicali. Quindi campa cavallo! Persino più eclatanti sono poi le situazioni della macchina statale, del Fisco e della Sanità. Nel primo caso le scorciatoie per accelerare i tempi infiniti degli appalti sono tutte da verificare, mentre sulle tasse girano le solite idee, poche e confuse.

Peggio di tutti, se possibile, sta però la Sanità, dove privati e grandi Fondi internazionali stanno investendo ovunque in un silenzio tombale, sottraendo ancora più spazio al servizio pubblico. Le riforme, dunque, sono tutte al palo o imbastite come piace ai soliti noti. E chi non ha ancora capito per quale motivo è spuntato il governo Draghi qui può tirare a indovinare.

 

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