L'Editoriale

C’è lo spot del Coronavirus

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Armiamoci di pazienza e mettiamoci l’anima in pace, a meno di non volerci portare sulla coscienza altre migliaia di vittime. Fino al 13 aprile si deve restare a casa, e contribuire tutti a fermare un’epidemia che sta rallentando, ma può metterci un attimo a ripartire e ad esplodere, soprattutto nelle regioni del Sud dove finora si è vista pochissimo. Ieri il premier Giuseppe Conte ha annunciato le nuove restrizioni, dopo aver incontrato le opposizioni, e in orario utile a non disturbare la suscettibilità dei giornalisti, che dopo le 21 vogliono andare a dormire e non sia mai che si debba ancora lavorare. Per vincere questa battaglia, però, il nostro sacrificio da solo non basta. Alla lista degli sciacalli che soffiano sul malcontento per questo stato di reclusione forzata, ieri si sono aggiunti gli hacker che hanno attaccato il sito dell’Inps proprio mentre migliaia di persone inserivano i dati per ottenere il sostegno economico previsto dal Governo.

NEMICI DELL’ITALIA. A chi giovi un gesto talmente vigliacco e sconsiderato è un mistero sul quale stanno indagando anche i nostri Servizi segreti, visto che i fanatici intenzionati a destabilizzare il Paese possono essere in giro per il mondo. Più probabilmente sono italiani i farabutti che hanno manomesso a Roma il servizio informatico dell’ospedale Spallanzani, cioè il centro di eccellenza nella cura dei contagiati dal Covid-19. Ben per loro se questi sabotatori riusciranno a restare nell’ombra, perché nel caso vengano scoperti c’è da sperare che finiscano dietro le sbarre e la chiave per uscire sia buttata via per sempre.

OPPORTUNISTI. Chi resta libero di continuare a raccontare fesserie o di lucrare politicamente dal virus sono invece Salvini e la Meloni, in buona compagnia con Renzi, e soprattutto i governatori di Regione del calibro di Giovanni Toti e Attilio Fontana (nella foto). I leader della Lega e di Fratelli d’Italia, con lo stuolo dei loro parlamentari e i giornali di complemento Libero, il Giornale e La Verità, da mesi fanno a gara con Cetto Laqualunque su chi la spara più grossa. Il Governo trova 25 miliardi? Sono pochi, ce ne vogliono 200 (e perché non 500? Tanto sognare non costa nulla). Renzi invece cavalca il lato confindustriale, come gli è sempre venuto meglio, perfetto epigone della Sinistra Champagne degli ultimi decenni, lisciando il pelo alle imprese che hanno a cuore più il fatturato in euro che quello dei morti in rianimazione.

ASTINENZA DA PALCOSCENICO. Quella più sorprendente è però la strumentalizzazione dei presidenti di Regione, alcuni dei quali con le elezioni alle porte e dunque in evidente ricerca di un palcoscenico. Due giorni fa insieme a un manipolo di sindaci, prevalentemente del Pd, hanno pubblicato una lettera a pagamento su un giornale tedesco, attirando chissà quanta curiosità visto che in Germania tali signori sono sconosciuti come da noi i presidente dei Lender, cioè i loro equivalenti teutonici.

La palma dell’opportunismo va però senza concorrenza al governatore della Lombardia, che dopo aver chiamato dall’Africa Guido Bertolaso per aprire in dieci giorni un ospedale da 500 posti, ha inaugurato la struttura nei tempi previsti, sorvolando sul fatto che i posti sono solo 8 e non si sa quando e come arriveranno a 24. Un flop spacciato per grande successo, facendo torto alla serietà e all’intelligenza dei milanesi, e che per essere celebrato aveva bisogno di una inaugurazione in pompa magna, con conferenza stampa e assembramento di fotografi e giornalisti, alla faccia dei divieti. L’ennesimo spot gentilmente offerto dallo sponsor Coronavirus.

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