L'Editoriale

Buona la prima di Conte al G7. L’Italia torna a contare nel mondo

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Qualche decina di acuti frequentatori dei social network, quasi tutti dichiaratamente grillini, ieri ci ha duramente criticato per aver rivelato che alcuni ministri hanno rapporti forti con gli Stati Uniti. L’argomento è stato scambiato per un velleitario tentativo di screditare il Governo, quando invece da una tale informazione si evince che il premier e la maggioranza M5S e Lega non sono appiattiti sulla Russia, pur avendo sostenuto in diverse circostanze le ragioni di Putin. Questo fa dell’Italia un punto di grande equilibrio sul piano internazionale e può consentirci di avere un ruolo importantissimo nella complicata situazione geopolitica che sta emergendo plasticamente dal vertice del G7 in Canada. Previsione in parte già azzeccata, dopo l’apertura del presidente Trump a una riammissione del Cremlino a quello che prima di perdere un pezzo era il G8. Conte è stato il primo tra i capi di Governo ad appoggiare la proposta Usa, contribuendo a far cadere quegli steccati che oggi fanno danni nel mondo, dalla questione siriana alle sanzioni sulle esportazioni verso Mosca pagate a caro prezzo anche dalle imprese italiane. Pur nella precarietà di un appuntamento a cui il premier è arrivato giocoforza poco preparato, senza ancora uno staff al completo, e al netto della gaffe del badante Casalino, l’Italia ha potuto porre dunque alcune questioni, mettendo i grandi del pianeta di fronte alla responsabilità comune di una mancata gestione dell’immigrazione dal Sud del mondo verso l’Europa. Come inizio non c’è male.

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