Caccia grossa al bottino della Sanità

Da giorni c’è nervosismo in alcuni quotidiani. Un articolo del Corriere racconta, ad esempio, un pezzetto del sistema di potere degli Angelucci.

Da giorni c’è nervosismo in alcuni quotidiani. Un articolo del Corriere della Sera che racconta appena un pezzetto del sistema di potere degli Angelucci, proprietari di cliniche private ed editori di giornali, tra cui Libero, ha spinto il direttore di quest’ultimo, Alessandro Sallusti, a scrivere un articolo di fuoco, col solito sistema di delegittimare chi racconta certi fatti, non potendo smentire i fatti stessi.

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Nel pezzo, tra l’altro, si sostiene che tutti i quotidiani prendano contributi pubblici, mettendo in uno stesso calderone la normale pubblicità e i fondi dello Stato per i quali proprio gli Angelucci sono stati condannati a restituire parecchi milioni riscossi aggirando la legge.

In ogni caso Libero continua a figurare in cima alle testate coperte di soldi dal Dipartimento per l’editoria, e mentre in giornali senza santi in Paradiso ci si fa il segno della croce anche per cambiare una penna, Angelucci sarebbe sul punto di comprare da Berlusconi Il Giornale.

Dietro questa faccenda, che può sembrare di poco conto, c’è però una guerra nucleare. Angelucci ha già il suo ex dirigente, Rocca, candidato alla presidenza della Regione Lazio, e in Lombardia, in contemporanea, c’è in palio la più grossa spesa pubblica nel settore della sanità privata.

Chi vincerà, insomma, spartirà una montagna di quattrini, e non è un caso che nel Lazio pure il candidato del Pd sia l’assessore uscente alla Sanità, Alessio D’Amato, che ha nel curriculum la chiusura di ben 16 ospedali. E dire che un modo per salvarsi da questi squali c’è ancora: lasciarli tutti fuori dalle stanze dei bottoni.