L'Editoriale

Cara Raggi, le promesse sui rifiuti già puzzano

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Non nel mio giardino. Inevitabile, la sindrome di Nimby ha spezzato i sogni del sindaco di Roma, Raggi. La Capitale non ce la fa a smaltire i propri rifiuti e persino in agosto, con la città semideserta per ferie, siamo sull’orlo dell’emergenza sanitaria. Questo è dunque il momento della verità sulle belle storie che ci hanno raccontato in campagna elettorale.

Sintetizziamo: le regole europee vietano le discariche e per questo è stato chiuso, con grande ritardo, il sito privato di Malagrotta. Il Campidoglio, attraverso l’Ama, dispone di alcuni impianti per il trattamento della spazzatura, ma pur lavorando a pieno ritmo questi sono insufficienti. I 5 Stelle sono contrari ai termovalorizzatori, ritenuti inquinanti (nonostante funzionino in tutto il mondo). Dunque non c’è modo di aumentare la raccolta dai cassonetti se poi non si sa dove mettere i rifiuti.

Così il sindaco – in attesa che aumenti la raccolta differenziata – ha provato a fare qualcosa di molto diverso da quanto promesso: spedire altrove la monnezza. Idea già bocciata dai Comuni interessati. E che sarebbe stata altrettanto bocciata (con la Raggi) se solo fosse stata esposta alle elezioni.

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