L'Editoriale

Certi shock che ci aiutano a pensare

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Le immagini sono scioccanti. Un folle che uccide negli Stati Uniti due giornalisti ex colleghi in diretta tv, filma tutto e posta il video sui social network. La morte che diventa un tragico spettacolo. Storciamo il naso quanto ci pare, ma quel video è un successo mondiale. Il sangue fa audience e alzi il dito chi non è andato a guardarlo. Per questo il mondo dell’informazione si è posto ancora una volta il problema: è giusto rilanciare queste riprese o buon giornalismo è anche educare, e dunque raccontare senza accendere quel morboso desiderio di assistere a un orrore? Un tema già emerso con le decapitazioni dell’Isis. Sky Tg 24 e Rai news quando era direttrice l’attuale presidente Rai hanno smesso da un pezzo di mostrare queste immagini, e a seguire si sono accodati un po’ tutti i telegiornali. Giusto non celebrare i criminali e suscitare possibili casi di emulazione. Ma il giornalista è un educatore o chi deve mostrare sempre i fatti, con le dovute avvertenze per il pubblico, lasciando a milioni di spettatori una possibilità di riflettere che il solo racconto senza filmati non riesce a suscitare? Sul sito della Notizia le immagini ci sono.

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