L'Editoriale

Che errore derubricare il terrore

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L’attentato a Londra ci riporta alla tragica realtà del terrorismo. I tablet vietati sugli aerei o i militari sempre più visibili in strada, anche nelle nostre città, sembrano precauzioni contro eventualità lontane che invece lontane non sono. L’innegabile arretramento dell’Isis, l’autoproclamato Stato islamico nemico dell’Occidente, non deve illuderci. Anzi. Sconfitta sul suo territorio, la jihad non ha altra via che esportare l’orrore. E la tattica delle cellule dormienti, scollegate tra loro per non essere intercettate a catena dai servizi di intelligence, è ormai collaudata e vincente. Perciò siamo dentro fino al collo a una tragedia che a partire dalle élite politiche definiamo terrorismo, mentre in realtà si tratta di una guerra che abbiamo paura di riconoscere, per non dire di combattere. Se la vedano i bombardieri in Siria, in Libia e in Iraq: qui ci blindiamo e al massimo paghiamo facendo un po’ di fila ai controlli in aeroporto. Un errore fatale perché ignorare la fiamma sotto la cenere del fondamentalismo non risolve un problema che ieri ha insanguinato la Francia, oggi Londra e domani inevitabilmente anche la sabbia sotto cui nascondiamo la testa anche noi.

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