L'Editoriale

Che errore i deputati che fuggono

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Renzi presenta alla Camera per l’ultima volta la sua riforma costituzionale e l’aula si svuota. Scelta comprensibile, quella delle opposizioni, ormai battute in tutte le cinque letture precedenti. Di fronte a un rimaneggiamento della Costituzione che più al ribasso non si può, i partiti che non ci stanno si sono voluti distinguere col gesto più estremo possibile. Un gesto sbagliato. Se è vero che a certi scenari non resta che rifugiarsi sull’Aventino, è anche vero che la democrazia obbliga le parti politiche a confrontarsi, a sostenere le proprie ragioni dentro e fuori il Palazzo. Poi si vota e chi ha più consenso decide per tutti. Un concetto che vale ancora di più nel caso di questa riforma, perché al giudizio (scontato) dell’Aula seguirà un referendum tra i cittadini. Un voto che Renzi sa benissimo essere un referendum sul suo Governo. Chi non condivide la nuova versione della nostra Carta fondamentale ha quindi modo di argomentare il proprio dissenso. Un No che diventa plastico abbandonando la Camera, ma che disegna l’intera opposizione come anti-democratica. E solo per questo persino più indigesta delle riforme schifezza del premier.

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