L'Editoriale

Chi serve l’Italia. E chi no

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Il ministro delle Finanze Giovanni Tria ha perfettamente ragione: ha giurato di servire gli italiani e di conseguenza – aggiungiamo noi – non i mercati o Bruxelles. Dunque l’accordo ormai fatto tra le due forze politiche che rappresentano la maggioranza dei cittadini in Parlamento e nel Paese non dovrebbe avere ostacoli. Il tetto del 2,4% di deficit rispetto al Pil è fin troppo ragionevole vista l’emergenza sociale che vivono milioni di persone. E se l’Unione europea non è poco avveduta come in passato, farà bene a stendere i tappeti rossi al passaggio dei nostri populisti, a cui toccherà governare concedendo solo un assaggio delle tante riforme promesse agli elettori. Tagliando un po’ di sprechi – e ce ne sono – comunque si potrà partire già l’anno prossimo con un pezzetto di Reddito di cittadinanza, alzando le pensioni più povere e riducendo le tasse agli artigiani e alla piccola impresa. Poca roba in confronto a quello che potrà fare Macron utilizzando una flessibilità sui conti pubblici che in Italia ci è vietata. Colpa del nostro debito, certo, ma anche di chi ha usato pure tra noi i vincoli di Maastricht per remare contro i pentastellati. E su questo i tecnici dei ministeri sono gli ultimi della lista, dopo i centri del potere economico e la Sinistra, mai tanto determinati a non disturbare Draghi e Juncker. Un’occasione parzialmente perduta, perché abbiamo bisogno di uno shock all’economia che può arrivare solo con una Manovra pesante. Un gol che non serve a Cinque Stelle e Lega, ma all’Italia intera.

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