L'Editoriale

Ci fa bene firmare per la Pace

Ci fa bene firmare per la Pace

Ci fa bene firmare per la Pace

L’ultima adesione arrivata ieri è quella di Virginia Raggi, che dal 22 aprile sosterrà la raccolta di firme in tutta Italia per tre referendum contro l’invio di armi in Ucraina e per il potenziamento della Sanità pubblica. A promuoverlo è un manipolo di intellettuali che il sistema mainstream non si fila, perché dalle destre al Pd nessuno discute gli ordini di Washington. Tra le forze politiche, solo Conte, Sinistra italiana, De Magistris e poco altro hanno preso posizioni nette per un cambio di strategia nel conflitto tra Mosca e Kiev, chiedendo di investire nella diplomazia invece che nei cannoni.

Questo significa, per essere concreti, dire a Zelensky che non riceverà più aiuti militari se rifiuterà di sedersi a trattare con Putin, offrendo al Cremlino, allo stesso tempo, la fine delle sanzioni se non fuggirà dal tavolo per la pace. L’accordo è chiaro che non si farà subito, ma perlomeno si comincerà da qualche parte a disinnescare un conflitto per adesso senza uscita. Anche la mediazione di Pechino, infatti, non sta portando a niente. Un po’ perché alla Cina, in fondo, fa comodo un’area di crisi alle porte dell’Europa, col conseguente rincaro dei prezzi dell’energia, cioè un cappio per le nostre imprese. E un po’ perché i tentativi di Turchia e Francia sono più falsi di una moneta da tre euro, come ha mostrato sfacciatamente Macron al vertice di ieri con Xi Jinping, dove è andato con la lista della spesa per le sue imprese.

Dunque, l’unica speranza è che l’opinione pubblica europea costringa governanti e partiti bellicisti a cambiare registro. I 5 Stelle e la marcia per la Pace di Assisi hanno dato un contributo, ma questo chiaramente non basta. Perciò l’adesione dell’ex sindaca di Roma ai referendum, oltre a dare da sola più visibilità di tutti gli altri promotori, è preziosa, perché chiama a raccolta chi ripudia la guerra senza riconoscersi in alcun partito. Secondo i sondaggi si tratta della maggioranza degli italiani, anche tra gli elettori di Lega e Pd, oltre che nei 5S e in chi non vota. Un fronte trasversale, senza grande stampa e organizzazione, che qualcuno potrebbe pure tentare di strumentalizzare, ma che è qualcosa in un deserto, dove all’orizzonte c’è solo una montagna di bombe nucleari.