L'Editoriale

Clan mafiosi e dossier. Due orrori

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Il medico del governatore Crocetta è da ricovero. Le sue parole sono oscene, come le accuse di truffa e peculato che gli muove la magistratura, e per le quali è stato arrestato. La Sicilia non può permettersi di giocare con una bandiera della lotta alla mafia come Paolo Borsellino. Detto questo, un Paese dove le nostre telefonate possono essere intercettate e diventare di pubblico dominio è un Paese che fa orrore. Le intercettazioni sono uno strumento letale contro la criminalità. E devono continuare a esserlo. Ma non possono diventare una clava da utilizzare contro il bersaglio di turno. Una conversazione telefonica tra persone non indagate, priva di risvolti penali, indipendentemente dallo squallore delle cose dette, fa parte della sfera privata di chi parla e di chi ascolta. Accettare che le nostre parole possano essere utilizzate arbitrariamente equivale a una limitazione della più basilare delle libertà tutelate a partire dalla Costituzione. È ovvio che da oggi non possiamo più guardare Crocetta con gli stessi occhi di ieri. E anche il suo noto impegno antimafia finisce alle ortiche. Chi ha diffuso l’intercettazione, però, ha usato lo stesso metodo dei killer.

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